Richieste di misure concrete su mercato unico, investimenti comuni, costi energetici e integrazione dei mercati finanziari con scadenze a marzo e giugno
Al ritiro dei leader europei nel castello fiammingo di Alden Biesen il messaggio politico è apparso subito chiaro: l'Unione avverte l'urgenza di reagire al peggioramento del quadro economico e alla pressione geopolitica globale e punta a tradurre già a marzo la riflessione sulla competitività in decisioni concrete. I Ventisette sono insomma pronti ad agire.
A dominare la giornata sono stati gli interventi dell'ex presidente della Banca centrale europea ed ex premier italiano Mario Draghi ed Enrico Letta, pure ex presidente del Consiglio dei ministri a Roma, ascoltati con grande attenzione dai leader e seguiti ogni volta da confronti puntuali sulle ricette più urgenti.
Draghi ha evidenziato "il deterioramento del contesto economico" e "l'urgenza di affrontare tutte le questioni" già sollevate in un suo rapporto. Ha insistito su più fronti: riduzione delle barriere nel mercato unico, mobilitazione del risparmio europeo, integrazione dei mercati dei capitali, interventi sui costi dell'energia e possibilità di ricorrere, se necessario, alle cooperazioni rafforzate.
In particolare si è soffermato a lungo sul tema degli investimenti e sulla necessità di strumenti finanziari comuni, sui quali restano le aperture di Francia e Spagna, mentre ancora una volta la Germania ha alzato un muro. "Non posso approvare" il tema del finanziamento con eurobond, ha chiarito il cancelliere Friedrich Merz: la Costituzione tedesca è chiara, si tornerà a parlare dei finanziamenti nel confronto sul nuovo bilancio dell'UE, ha spiegato.
Il confronto con i leader è stato definito "molto sostanziale". Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha parlato di un "senso di urgenza" condiviso tra i Ventisette e di "consenso unanime nella necessità di spingere sull'agenda della semplificazione" per "arrivare a risultati concreti in marzo".
Alla linea di Draghi si è affiancata quella di Letta, che ha indicato il completamento del mercato unico come risposta strategica alle pressioni globali. "Il Mercato unico è la nostra migliore risposta a (Donald) Trump (il presidente degli USA) e il fondamento della nostra sovranità", ha spiegato ai leader, secondo quanto appreso dall'agenzia di stampa italiana Ansa, invitandoli a passare da 27 mercati nazionali a uno spazio economico realmente integrato. Senza una forte integrazione dei mercati finanziari, ha avvertito, "sarà impossibile essere sufficientemente competitivi".
Letta ha proposto un One Market Act (una legge per il mercato unico) articolato su energia, connettività e mercati finanziari, accompagnato da strumenti orizzontali comuni, con l'obiettivo di ottenere risultati concreti già tra il 2026 e il 2028 e convogliare il risparmio europeo verso investimenti e crescita.
Nel dibattito è emersa anche la disponibilità a procedere più rapidamente con gruppi di paesi. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha indicato giugno come prima scadenza per progressi sull'integrazione dei mercati dei capitali: "Preferirei procedere con i 27, ma questi due pilastri sono enormemente importanti e dobbiamo avanzare ora", ha spiegato, avvertendo che in assenza di passi avanti si prenderà in considerazione "la cooperazione rafforzata". La Commissione presenterà una tabella di marcia sull'One Market Act già a marzo.
Ancora una volta, la cifra del vertice nel Limburgo belga è stata la richiesta dei leader di prendere decisioni rapide. "La sfida è capire se l'Unione europea può dare risposte concrete, efficaci, immediate sui temi della competitività, perché non c'è più tempo da perdere", ha detto la presidente del Consiglio dei ministri italiana Giorgia Meloni auspicando che l'UE "torni a pensare in grande".
Il vertice non era decisionale ma è servito a dare finalmente il la alle scelte operative: tra costi energetici, concorrenza globale e tensioni geopolitiche, i leader hanno riconosciuto che la competitività economica è ormai parte integrante della sicurezza europea. Il messaggio emerso dal castello fiammingo è quindi duplice: l'Europa sente la pressione esterna - di Cina e USA innanzitutto - e le proprie debolezze interne, ma si prepara a reagire.
Da notare, intanto, come resti alto tra i capi di Stato e di governo dei Ventisette il prestigio di Draghi e come, tra i diplomatici, non manchi chi colleghi questo statuto alle attese ricorrenti su un possibile ruolo europeo di alto profilo, come quello di eventuale inviato dell'UE per l'Ucraina.