Le forze armate israeliane (Idf) stanno elaborando piani per una nuova offensiva su larga scala nella Striscia di Gaza con l'obiettivo di disarmare con la forza Hamas, ritenendo improbabile che l'organizzazione consegni le armi volontariamente. Lo riferiscono i media israeliani.
A quattro mesi dall'entrata in vigore del cessate il fuoco, che prevede la smilitarizzazione della Striscia e il disarmo di Hamas, negli apparati di sicurezza di Israele cresce la convinzione che l'attuazione dell'intesa resti incerta e che senza un intervento militare il gruppo resterebbe armato e al potere, tentando di ricostruire le proprie capacità. Secondo le valutazioni dell'esercito, un'eventuale ripresa delle ostilità potrebbe risultare più intensa e più estesa rispetto alle precedenti fasi del conflitto.
Frattanto, per la prima volta dal 1956 l'esercito israeliano ha deciso di istituire una nuova divisione di manovra che riunirà le forze militari provenienti dalle basi di addestramento dell'esercito di terra e sarà comandata dal generale Sharon Altit. L'esercito ha indicato che "dall'Operazione Kadesh del 1956, l'Idf non ha istituito una divisione manovrabile" e che circa 1'200 soldati si sono uniti al quartier generale, la maggior parte dei quali riservisti.
Tsahal ha dichiarato che, sebbene i veicoli corazzati delle brigate di addestramento siano considerati relativamente obsoleti, inclusi i carri armati Merkava Mark 4, i carri armati RMR, i carri armati RMR e i Puma, il piano è di sostituirne i motori. Inoltre, la divisione riceverà nuovi veicoli corazzati, tra cui i carri armati Barak e la nuova artiglieria su ruote Roem.
Nel frattempo, circa 80'000 palestinesi si sono registrati per tornare a Gaza, mentre l'Egitto facilita gli attraversamenti via Rafah. Lo afferma l'emittente statale egiziana Al Qahera, precisando che oggi dall'Egitto è partito il 134esimo convoglio di aiuti. Accolto, nel frattempo, un sesto gruppo di pazienti palestinesi che saranno curati negli ospedali egiziani.
Secondo Al Qahera "le misure israeliane continuano a limitare il diritto al ritorno dei palestinesi che hanno lasciato la Striscia dopo l'ottobre 2023 e la situazione umanitaria rimane aggravata dagli ostacoli israeliani che impediscono il viaggio all'estero di quasi 22'000 palestinesi feriti e malati che necessitano urgentemente di cure".