Se per Mosca i negoziati per la pace in Ucraina sono "difficili" il conflitto lo è ancor di più: i tamburi di guerra sono risuonati ancora una volta fin nel cuore della capitale russa, dove il numero due dei servizi segreti militari è stato gravemente ferito a colpi di arma da fuoco.
Uno sconosciuto, questa è la ricostruzione fornita dagli inquirenti, ha sparato al generale Vladimir Alekseyev alla schiena sulle scale del suo appartamento: il presunto esecutore, avvistato sul posto dai vicini e forse inquadrato dalle telecamere di videosorveglianza, si è dato alla fuga e la caccia è aperta.
Secondo alcune fonti, l'alto ufficiale, ricoverato in un vicino ospedale, sarebbe stato sottoposto a un intervento chirurgico e ora sarebbe in coma farmacologico. Le sue condizioni sono definite "critiche".
I vicini del militare 64enne, uditi i colpi, sono accorsi sulla scena urlando. Molti si dicono scioccati, qualcuno anche solo per il fatto che il numero due del Gru, l'unico servizio dell'intelligence russa sopravvissuto alla fine dell'era sovietica, vivesse nello stabile, un palazzo moderno in mattoni rossi in un quartiere nel nordovest della capitale.
Eppure, affermano fonti ucraine, nell'area risiedono diversi ufficiali. Mosca ha puntato subito l'indice contro Kiev: il tentato assassinio del generale Alekseyev "conferma la determinazione del regime di Zelensky nel provocare continuamente, finalizzata a far saltare il processo negoziale", ha tuonato il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, lasciando intendere chiaramente che secondo il Cremlino a sparare è stato qualcuno al soldo dell'Ucraina.
Da Kiev in giornata non è arrivato nessun commento, anzi la notizia non ha una grande rilevanza sui media del Paese. L'unico che per ora ha speso parole sulla sparatoria è Denys Prokopenko, comandante del reggimento ucraino Azov: "Nessun criminale di guerra che abbia ucciso e torturato soldati e civili, distrutto città, rapito bambini o commesso altri crimini contro il popolo ucraino si sentirà mai al sicuro", ha scritto con tono sinistro ma senza rivendicare alcuna responsabilità.
Alekseyev, è da notare, ha diretto i negoziati del 2022 a Mariupol, dove i soldati del reggimento erano asserragliati nel complesso industriale dell'Azovstal. Il militare russo avrebbe "tradito la parola data" sulle condizioni per la resa dei soldati poi presi prigionieri, "affamandoli e torturandoli".
La tempistica dell'attentato è comunque significativa: quello che sembra un vero e proprio agguato è andato in scena all'indomani del secondo round di negoziati trilaterali Russia-Ucraina-Usa ad Abu Dhabi, che avrebbe segnato dei passi avanti verso la pace. Al tavolo era seduto anche il capo del Gru, Igor Kostyukov.
Alcuni osservatori ricordano che Alekseyev era caduto in disgrazia nell'estate di tre anni fa, all'epoca del tentato putsch di Yevgeny Prigozhin, l'ex chef di Vladimir Putin divenuto padre padrone del gruppo mercenario della Wagner. Inviato a mediare, il generale avrebbe fallito nel suo intento tanto che sarebbe finito agli arresti presunti legami con i rivoltosi.
Quel che è certo che la rete clandestina ucraina ha già colpito in profondità nelle retrovie russe, con assassinii mirati, attentati e sabotaggi. Per non parlare dell'intelligence necessaria sul terreno per arrivare con i droni su obiettivi lontani centinaia di chilometri dalla linea del fronte.
Il tentato omicidio di Alekseyev sarà inevitabilmente bollato come l'ultimo fallimento dei servizi di sicurezza: i blogger militari russi non hanno lesinato critiche, chiedendosi come un uomo armato sia riuscito ad arrivare fin sul pianerottolo del numero due del Gru senza essere scoperto.