Condannato per sedizione e collusione sotto la legge sulla sicurezza nazionale, il verdetto apre timori sulla libertà di stampa e sulle sue condizioni di salute
L'imprenditore e fondatore del quotidiano Apple Daily, ora chiuso, è stato dichiarato colpevole a dicembre di tre capi d'accusa, al termine di un processo che, secondo le organizzazioni per i diritti umani, segna la fine della libertà di stampa nel territorio restituito alla Cina nel 1997. La sua condanna si basa sulla legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino dopo le proteste pro-democrazia, alcune delle quali sfociate in violenza, che hanno scosso Hong Kong nel 2019. Questa legge stabilisce che i casi di collusione di natura particolarmente grave sono punibili con pene che vanno dai 10 anni di carcere all'ergastolo.
Nel loro verdetto di 856 pagine i giudici hanno scritto che l'ex magnate 78enne "ha nutrito risentimento e odio verso la Cina per gran parte della sua vita adulta" e che ha cercato di "rovesciare il Partito comunista cinese". Jimmy Lai, titolare di passaporto britannico, è in carcere dal 2020 e, secondo le autorità, è tenuto in isolamento "su sua richiesta", ma la sua famiglia è preoccupata per il suo stato di salute precario.
Il ministro degli Esteri britannico Yvette Cooper ha chiesto il suo rilascio, denunciando "la persecuzione politica", mentre il presidente americano Donald Trump ha affermato di sperare che il suo omologo cinese Xi Jinping rilasci Lai. Il mese scorso, l'organizzazione per i diritti umani Amnesty International ha affermato che la condanna di Lai "suona come una campana a morto per la libertà di stampa a Hong Kong". (ANSA-AFP).