Estero

Ucraina: colloqui in salita, cresce idea di un inviato UE per Kiev

Punto 2

5 febbraio 2026
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Potremmo definirla la diplomazia dei piccoli passi, quella degli incontri tecnici appena conclusi ad Abu Dhabi tra russi, ucraini e americani. Se il risultato concreto è stato un nuovo accordo per lo scambio di 157 prigionieri per parte, il primo in cinque mesi, resta infatti "molto lavoro da fare", ha sintetizzato l'inviato americano Steve Witkoff al termine dei colloqui.

Un'altalena di ottimismo e cautela per una partita diplomatica che resta tutta aperta, e nella quale vogliono più peso le cancellerie europee, tanto che sembra crescere l'idea di istituire un inviato speciale dell'UE per l'Ucraina, con l'obiettivo di avere in futuro un rappresentante degli interessi dell'Unione ai tavoli del negoziato.

"Nel corso di due giorni, le delegazioni hanno discusso approfonditamente di altre questioni in sospeso, in particolare dei metodi per attuare un cessate il fuoco e monitorare la cessazione delle ostilità", ha spiegato Witkoff, celebrando "un impegno diplomatico che sta producendo risultati tangibili".

Oltre allo scambio di prigionieri, l'inviato ha riferito che "Stati Uniti e Russia hanno concordato di avviare un dialogo intermilitare guidato dal generale Alexus Grynkewich, comandante del Comando europeo degli Stati Uniti". Un canale di comunicazione "sospeso prima dell'inizio del conflitto e fondamentale per il raggiungimento e il mantenimento della pace", ha spiegato.

Dal team ucraino, Kyrylo Budanov ha parlato di colloqui "davvero costruttivi". Ma contemporaneamente, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha descritto incontri "non facili" ad Abu Dhabi.

Il nodo resta quello dei territori: mentre gli ucraini vorrebbero un congelamento dell'attuale linea del fronte, Mosca continua a chiedere che Kiev ceda gli ultimi chilometri di Donbass ancora in mano alle forze di Zelensky, e che vi sia un riconoscimento internazionale della sovranità russa su quei territori.

Al termine dei colloqui, anche il Cremlino ha parlato di "passi avanti positivi". Questo, "nonostante i guerrafondai britannici e dell'UE stiano cercando di minarli", ha attaccato il portavoce Dmitry Peskov che non si è lasciato sfuggire l'occasione di criticare gli alleati di Kiev.

Tra le linee rosse di Mosca c'è infatti lo schieramento delle truppe europee in Ucraina, elemento che Kiev considera chiave nell'architettura della sua sicurezza nel dopoguerra plaudendo all'iniziativa della Coalizione dei Volenterosi.

Chiuso l'ultimo capitolo emiratino, i negoziati per la pace in Ucraina "continueranno nelle prossime settimane. E si prevedono ulteriori progressi", ha assicurato Witkoff, dando voce alla pressione statunitense su entrambi gli schieramenti per trovare il compromesso che porti a termine la guerra, mentre manca ancora la svolta decisiva. "Probabilmente si terranno negli USA", ha riferito Zelensky, ma al momento nessun dettaglio trapela su date e formato dei prossimi incontri, ai quali potrebbero partecipare attivamente anche gli europei, se alla fine dovesse andare in porto l'idea di un inviato dell'UE per l'Ucraina.

Al momento, l'iniziativa resta ancora allo stato embrionale così come il ruolo, se quello di sherpa o di rappresentante ufficiale della voce dell'Unione. A chiederlo pubblicamente sono stati ieri il presidente estone Alar Karis e la premier lettone Evika Silina. Prima ancora, anche il premier spagnolo Pedro Sánchez e quella italiana Giorgia Meloni avevano evocato la possibilità di varare una simile figura. A sceglierlo sarebbe il Consiglio europeo e il tema potrebbe essere trattato a margine del "ritiro" dei 27 nel castello di Alden Biesen, in Belgio, il 12 febbraio.

Con ogni probabilità l'idea è stata sfiorata in mattinata dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa nell'incontro all'Eliseo con il presidente francese Emmanuel Macron, che intanto sta giocando la sua personale partita di ripresa del dialogo con il presidente russo Vladimir Putin.

In questo senso, le notizie di un approdo martedì (l'altroieri) a Mosca del suo consigliere diplomatico Emmanuel Bonne per incontrare il consigliere presidenziale russo per la politica estera Yuri Ushakov non hanno trovato né conferme né smentite dall'Eliseo e dal Cremlino, ma sembrano andare in questa direzione.

Nel frattempo, tagliente invece è stato il commento del ministro degli esteri russo Serghei Lavrov: Macron "circa due settimane fa ha ripetuto: 'chiamerò Putin un giorno'. Ma non è una cosa seria, è una sorta di diplomazia patetica", ha attaccato il capo della diplomazia russa. "Se vuoi parlare seriamente di qualcosa, allora chiama: Putin risponde sempre al telefono. E ascolta tutte le proposte".