Estero

Rivoluzione petrolifera, Caracas apre ai privati

30 gennaio 2026
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Svolta storica in Venezuela: le compagnie private potranno entrare nel settore petrolifero, la più importante industria del Paese. Lo stabilisce la riforma approvata a tempo di record dal parlamento e ratificata definitivamente dalla firma della presidente ad interim, Delcy Rogriguez. Un voto che, non casualmente, è arrivato subito dopo una telefonata tra la stessa Rodriguez e Donald Trump.

Insomma, a meno di un mese dalla cattura di Nicolas Maduro, il nuovo governo, sulla carta tuttora chavista, ha abbattuto uno dei pilastri fondamentali del chavismo stesso, cioè il rigido controllo statale delle proprie immense materie prime, in vigore da oltre 25 anni. Un cambio radicale della Ley Orgánica de Hidrocarburos, nemmeno lontanamente immaginabile appena un mese fa. Una netta inversione a U frutto di quella che, al di là della retorica dei discorsi ufficiali, è la nuova e strettissima collaborazione tra il governo ad interim venezuelano e Washington.

Le nuove regole riducono in modo significativo il ruolo dello Stato nella gestione dei giacimenti, elimina l'obbligo per la compagnia pubblica Pdvsa di detenere una quota di maggioranza e consente alle imprese private di operare i campi petroliferi in autonomia e di commercializzare direttamente il greggio. Lo Stato mantiene la proprietà delle risorse, ma apre ampi spazi ai contratti di partecipazione produttiva.

Sul piano fiscale, la riforma introduce ampie agevolazioni per gli investitori, tra cui esenzioni dall'imposta sul reddito, dall'Iva, dai dazi doganali e dai tributi locali, oltre a un'imposta integrata sugli idrocarburi fino al 15% dei ricavi lordi, modulabile dall'esecutivo progetto per progetto. È inoltre previsto il ricorso all'arbitrato internazionale per la risoluzione delle controversie, una richiesta chiave degli investitori esteri e dell'amministrazione Trump in nome della "sicurezza giuridica".

Insomma, una normativa che sembra essere stata scritta sotto dettatura degli States. Tuttavia, la presidente, in passato chiamata ‘la tigre del petrolio’, ha presentato questo cambiamento al Paese, in diretta tv, usando toni trionfalistici, definendo questo passaggio come un "salto storico" ed aggiungendo che "il Venezuela sta compiendo passi importanti" per rilanciare un'industria strategica in profonda crisi, colpita dal crollo della produzione, dalle sanzioni internazionali e dalla carenza di capitali.

Una svolta che si inserisce in questa delicatissima transizione politica del dopo Maduro, gestita dalla stessa classe dirigente che comandava a fianco con l'ex presidente ora in carcere negli Usa. Una fase in cui gesti di apertura si alternano ad altri di segno opposto, come testimonia quanto accaduto ieri nella tv venezuelana: la prima rete privata, la Venevision, considerata vicina al regime, ha mandato in onda nel tg un breve servizio con le parole di Corina Machado dopo il suo incontro con Marco Rubio a Washington. Il premio Nobel non veniva citata da questo canale dal 2018. Poche ore dopo la dura reazione di Diosdado Cabello, la figura numero due del chavismo: "Ascoltami, Venevisión - ha detto alla tv pubblica - senza clamore mediatico la tua immagine svanisce, senza titoli semplicemente scompare".