Estero

Oltre 400 ex diplomatici europei chiedono all'Ue un'azione forte per la pace a Gaza

Denunciano uccisioni durante il cessate il fuoco, restrizioni agli aiuti e piani di insediamento e chiedono misure e dialogo critico con Israele

2 febbraio 2026
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Più di 400 ex alti diplomatici e funzionari europei esortano l'UE e gli Stati membri a intraprendere "un'azione diplomatica forte e tempestiva" per portare la pace tra Israele e Palestina. Nel testo si sottolinea come, durante la prima fase del cessate il fuoco, le attività militari mirate da parte di Israele siano "proseguite senza sosta, causando la morte a Gaza di circa 500 palestinesi, tra cui oltre 100 bambini".

I firmatari criticano poi le restrizioni all'afflusso degli aiuti umanitari nella Striscia, "la politica ostruzionista di Israele" nei confronti delle ONG internazionali e delle altre agenzie umanitarie, oltre che "la campagna incessante di Israele per denigrare l'UNRWA" culminata nella distruzione dei suoi uffici a Gerusalemme Est.

Nel testo si denunciano inoltre i piani di insediamento israeliani, volti, scrivono, a "impedire la creazione di uno Stato palestinese" e a "minare la soluzione dei due Stati". "L'UE - recita il testo - dovrebbe agire con fermezza contro tutti coloro che perseguono agende annessioniste volte a minacciare i diritti inalienabili all'autodeterminazione dei palestinesi e a minare la soluzione dei due Stati". I firmatari chiedono quindi di non aderire al "Board of Peace" che, "nella sua attuale veste, include un criminale di guerra incriminato dalla CPI (con un secondo invitato) e il cui Statuto e la cui governance minacciano di minare, se non addirittura di sostituire, il ruolo delle Nazioni Unite nella salvaguardia della pace e della sicurezza".

Nel testo si esorta infine l'UE ad "avviare immediatamente un dialogo critico, a tempo limitato, con Israele" sull'applicazione dell'accordo di associazione UE-Israele e ad "adottare misure per porre fine agli eccessi israeliani e alle continue violazioni del diritto internazionale, inclusa la sospensione dell'accordo" in assenza di azioni costruttive da parte di Tel Aviv.