Dalla transizione democratica al potere dei pasdaran, fino a guerra civile, attacchi alle basi USA e disruption del commercio via Stretto di Hormuz
Dalla "soluzione venezuelana" all'ascesa dei pasdaran, ma anche il caos politico e umanitario. Oppure, all'estremo opposto, un'alba democratica su Teheran: sono alcuni degli scenari che gli esperti di geopolitica tratteggiano per l'Iran in caso di attacco americano.
Cosa potrebbe succedere, forse già nei prossimi giorni, al Paese più popoloso del Medio Oriente se Donald Trump metterà in pratica le sue minacce? A mettere in fila le sette ipotesi più accreditate è la BBC, che inizia la disamina dallo scenario 'migliore'.
* TRANSIZIONE VERSO LA DEMOCRAZIA. Gli americani conducono attacchi chirurgici contro i centri di potere dei pasdaran e delle milizie basij, neutralizzando i siti di lancio dei missili e quanto resta del programma nucleare. Esito però "estremamente ottimistico", perché i precedenti di Iraq e Libia non hanno certo portato a transizioni democratiche lineari, mentre al contrario la Siria (senza supporto occidentale) "finora se l'è cavata meglio".
* IL MODELLO VENEZUELA. Il regime degli ayatollah, come il madurismo a Caracas, non cade ma si modera. Riduce il suo sostegno ai proxy, abbandona i programmi missilistici e abbassa la pressione sul popolo. È lo scenario "più improbabile", taglia corto la BBC: "La Repubblica Islamica è rimasta ribelle e restia al cambiamento per 47 anni. Ora sembra incapace di cambiare rotta".
* POTERE AI PASDARAN. L'esito invece "più probabile" è quello che vede affermarsi "un governo militare forte composto in gran parte da figure delle Guardie della Rivoluzione". E del resto, si riflette, finora i pasdaran e il loro apparato sono rimasti compatti (anche nell'uso indiscriminato della violenza), ed è uno dei motivi per cui la piazza non è ancora riuscita a rovesciare il regime.
* UNA GUERRA CIVILE. Altro scenario, considerato un "pericolo molto concreto" e l'incubo, tra gli altri, di Qatar e Arabia Saudita, è il caos totale: una guerra civile alla siriana o alla yemenita, complicata dalle rivendicazioni delle minoranze etniche. E dunque, si riflette, se ben pochi piangerebbero la caduta della Repubblica Islamica, ben altro è un Paese da 93 milioni di abitanti che sprofonda nell'anarchia, "innescando una crisi umanitaria e di rifugiati".
* ATTACCO ALLE BASI USA. La BBC propone poi tre scenari più 'immediati' rispetto a un attacco americano: il primo è la rappresaglia di Teheran non solo contro le basi USA della regione, ma anche contro "alcune delle infrastrutture critiche di qualsiasi nazione che ritenesse complice di un attacco statunitense". Ecco perché "i vicini arabi dell'Iran sono molto nervosi in questo momento".
* CAOS COMMERCIO. Gli iraniani inoltre potrebbero danneggiare il commercio mondiale minando lo Stretto di Hormuz, cioè la bocca del Golfo Persico: "Ogni anno - ricorda la BBC - circa il 20% delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto e tra il 20 e il 25% del petrolio e dei suoi derivati attraversano questo stretto".
* FLOTTA USA NEL MIRINO. Infine, gli americani stessi potrebbero essere colpiti forte, e direttamente, dalla risposta iraniana. La "splendida flotta" di Trump è certamente lo stato dell'arte della Marina militare globale, ma di fronte a un "attacco a sciame" - cioè condotto con un grande numero di armi contemporaneamente - qualcosa potrebbe filtrare tra le difese. La Marina iraniana poi si addestra appositamente da tempo alla guerra asimmetrica. Una nave a stelle e strisce affondata, con l'equipaggio catturato, "sarebbe una grande umiliazione per gli USA". Improbabile? Sì, ma nel 2000, ricorda la BBC, "il cacciatorpediniere da un miliardo di dollari USS Cole fu danneggiato da un attacco suicida di Al-Qaeda nel porto di Aden". In quel caso morirono 17 marinai statunitensi.