E' scontro aperto nel Labour britannico, coi principali quotidiani che parlano di "rivolta" e "guerra civile", dopo il veto deciso dai vertici del partito di maggioranza alla candidatura del popolare sindaco di Manchester, Andy Burnham, considerato come grande rivale del premier Keir Starmer, per il seggio della Camera dei Comuni di Gorton and Denton rimasto vacante dopo le dimissioni da deputato di Andrew Gwynne, ex viceministro della Sanità finito al centro di uno scandalo per i messaggi scambiati su WhatsApp pieni di battute razziste o inappropriate.
"Senza di me il Labour perderà l'elezione suppletiva", ha dichiarato questa mattina Burnham, in quanto, come emerso dai sondaggi, una sua candidatura potrebbe evitare la sconfitta. Il trumpiano Reform Uk di Nigel Farage, da mesi primo partito a livello nazionale, è dato per favorito anche nella circoscrizione della zona di Manchester in lizza, nonostante sia storicamente una roccaforte laburista, ma anche i Verdi di Zack Polanski potrebbero aggiudicarsi il seggio. Solo diventando deputato Burnham sarebbe stato in grado di insidiare il posto di Starmer.
Il primo ministro, facendo pressioni per l'esclusione del rivale nel tentativo di salvare la sua leadership a fronte della grave crisi di consensi, ha provocato però una reazione furiosa da parte della sinistra del partito, in particolare della "soft left", di cui il sindaco della città inglese è considerato un punto di riferimento.
Come sottolineano i media del Regno Unito, in realtà sir Keir ha solo accelerato una sfida al vertice che potrebbe arrivare già in primavera, dopo le elezioni amministrative di maggio rispetto alle quali si prevede una sonora sconfitta del partito guidato dal moderato Starmer. Il comitato esecutivo nazionale (Nec) del Labour nel fine settimana aveva opposto il veto alla candidatura di Burnham giustificandolo col fatto che avrebbe comportato nuove elezioni a Manchester per la poltrona di sindaco "con un impatto considerevole e sproporzionato sulle risorse del partito", oltre al "rischio" di perdere il voto. Il primo cittadino aveva più volte preso di mira e criticato Starmer nei mesi scorsi.