Donald Trump ha firmato oggi al WEF di Davos (GR) l'atto di creazione del Consiglio per la Pace (Board of Peace), insieme alla ventina di leader che hanno partecipato alla cerimonia. Tra di loro non figura nessuno degli alleati tradizionali degli Stati Uniti.
Tra i presenti Viktor Orban, l'unico leader dell'Unione europea, e il presidente dell'Argentina, Javier Milei, entrambi alleati di ferro di Trump. Tra i firmatari anche la presidente del Kosovo, Vjosa Osmani. "La carta è ora pienamente in vigore e il Consiglio per la Pace è ora ufficialmente un'organizzazione internazionale", ha detto Trump.
"È una giornata entusiasmante, tutti vogliono farne parte", ha affermato il presidente statunitense, nonostante diversi Paesi abbiano rifiutato l'invito a partecipare a quello che molti hanno già soprannominato "l'Onu privata" del tycoon. Trump ha però assicurato che l'organismo lavorerà "in coordinamento" con le Nazioni Unite.
Durante la cerimonia di creazione del Consiglio per la Pace, Trump ha sostenuto che "ora abbiamo la pace in Medio Oriente" e ha ribadito di aver messo fine a sette guerre, aggiungendo che "un'altra finirà molto presto", riferendosi all'Ucraina. Ha inoltre sottolineato che nei colloqui di pace "si stanno facendo molti progressi".
"Oggi forniremo maggiori dettagli sul Consiglio per la Pace: ha l'opportunità di diventare uno degli organismi più importanti mai creati e lo prendo molto sul serio. Tutti vogliono farne parte: ci sono Paesi qui presenti, sono tutti miei amici; alcuni mi piacciono, altri no, ma quelli che sono qui mi piacciono tutti. Sono grandi leader, grandi personalità", ha dichiarato Trump durante la cerimonia.
Il presidente statunitense si è detto "veramente onorato" della presenza dei leader sul palco e ha ringraziato in particolare l'ex primo ministro britannico Tony Blair, membro del comitato esecutivo, nonostante il Regno Unito abbia declinato la partecipazione al Consiglio.
Sono 20 al momento i Paesi che hanno accettato di entrare nel Board of peace, secondo una lista diffusa dai media americani. Si tratta di Albania, Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bahrain, Bielorussia, Egitto, Emirati arabi uniti, Giordania, Indonesia, Kazakistan, Kosovo, Marocco, Pakistan, Qatar, Turchia, Ungheria, Uzbekistan e Vietnam. Restano quindi fuori quasi tutti i Paesi dell'Ue, dall'Italia, alla Germania, alla Francia, e poi anche Norvegia e Regno Unito.