Estero

Siria, curdi lasciano campo di prigionia parenti membri Isis

20 gennaio 2026
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Le forze curdo-siriane hanno abbandonato il famigerato campo di prigionia di al Hol nel nord-est della Siria, dopo una serie di attacchi condotti da gruppi armati locali, affiliati alle forze agli ordini del leader siriano Ahmad Sharaa, e alla luce dell'assenza finora di un intervento militare statunitense. Lo riferiscono media siriani e fonti sul terreno nella regione di Hasake al confine con l'Iraq.

Dal 2019, nel campo sono state ammassate decine di migliaia di persone, per lo più donne e bambini, provenienti dalle aree un tempo sotto controllo del cosiddetto Stato islamico.

Il ritiro odierno, fanno sapere le fonti, ha consentito a combattenti tribali e a forze legate al governo di Damasco di prendere il controllo dell'area.

L'Osservatorio siriano per i diritti umani avverte del rischio di nuove evasioni e di una possibile riorganizzazione dell'Isis. Lo Stato islamico è presente da anni con cellule attive e dormienti in tutta la regione di Hasake così come in quella vicina di Raqqa e di Dayr ez Zor.

Intanto, la Turchia ha condannato il gesto di alcuni manifestanti curdi che hanno abbassato la bandiera turca in un valico di frontiera a Qamishli, sul confine turco-siriano, durante una protesta contro gli attacchi subiti dalle forze curdo-siriane Sdf nel nord della Siria.

Abbassare la bandiera "è una palese provocazione" ha affermato Burhanettin Duran, il direttore delle comunicazioni del presidente Recep Tayyip Erdogan, aggiungendo che l'azione "prende di mira la pace e gli sviluppi della nostra nazione nell'ambito della lotta al terrorismo", in riferimento al processo di pace avviato tra Ankara il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) da oltre un anno.

"Chi pianifica ed esegue tali azioni deve sapere che ogni minaccia alla sicurezza della Repubblica di Turchia e ogni aberrazione contro i nostri sacri valori incontrerà la risposta più ferma", ha aggiunto Duran, mentre nel pomeriggio ci sono state manifestazioni non solo a Qamishli, sul lato siriano del confine, ma anche a Nusaybin, sul lato turco, per protestare contro gli attacchi contro Sdf e a favore del Rojava, ovvero la regione del nord-est della Siria proclamatasi autonoma e controllata per circa un decennio dalle forze curde.

Il partito filo curdo Dem, la terza forza più rappresentata nel Parlamento di Ankara che aveva organizzato la protesta a Nusaybin, ha condannato l'azione di protesta contro la bandiera turca in una nota, mentre durante la dimostrazione ci sono stati momenti di tensione tra i manifestanti e le forze dell'ordine.