Il presidente americano attacca (a parole) la Norvegia e insiste sulla Groenlandia: ‘La Danimarca non è in grado di proteggerla’

Donald Trump vuole lasciare i panni del "presidente della pace", come si è spesso definito in questo anno, per indossare quelli di un moderno conquistatore di nuovi territori per gli Stati Uniti. Il presidente americano ha avvertito la Norvegia che, dopo essere stato snobbato dal premio Nobel, intende d'ora in avanti concentrarsi solo sugli interessi americani e, tra questi, in cima alla lista c‘è la Groenlandia.
Se da una parte il "commander-in-chief" non vuole sbilanciarsi sull'eventualità di un intervento militare per annettere l'isola più grande del mondo, dall'altra ha ribadito la minaccia all'Europa di imporre i dazi a quei Paesi che proveranno a sbarrargli la strada. Una situazione sempre più tesa nell'Artico ma anche in Medio Oriente dove la formazione del Board of Peace per Gaza sta già incontrando i primi ostacoli con inviti allargati anche al presidente russo Vladimir Putin. E il "no grazie" già recapitato a Washington da Emmanuel Macron, capofila in Europa nella difesa dell'isola artica.
KeystoneProtesta anti-Trump in Groenlandia"Caro Jonas, dato che il tuo Paese ha deciso di non conferirmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato ben 8 guerre, non mi sento più obbligato a pensare esclusivamente a quello, sebbene rimarrà sempre una priorità, ma posso concentrarmi su ciò che è giusto e opportuno per gli Stati Uniti", ha scritto Trump domenica pomeriggio in un messaggino al premier norvegese.
"La Danimarca non è in grado di proteggere quel territorio dalla Russia o dalla Cina, e poi, perché mai dovrebbero avere un ’diritto di proprietà‘? Non esistono documenti scritti, si tratta solo del fatto che una nave vi sia approdata centinaia di anni fa, ma anche noi abbiamo avuto navi che sono sbarcate lì. Ho fatto più per la Nato di chiunque altro dalla sua fondazione, e ora la Nato dovrebbe fare qualcosa per gli Stati Uniti", ha insistito "The Donald". Il messaggio è la risposta a un sms che Jonas Store e il presidente finlandese, Alexander Stubb, avevano inviato a Trump circa due ore prima nel quale i due leader chiedevano una de-escalation.
Keystone‘Rendere le guerre mondiali di nuovo grandi’"Dobbiamo impegnarci per superare questa situazione e allentare le tensioni: stanno accadendo troppe cose intorno a noi e abbiamo bisogno di restare uniti". In quel messaggino, Jonas e Stubb proponevano anche un colloquio telefonico che non pare sia mai avvenuto.
In un continuo botta e risposta da una parte all'altra dell'Atlantico, a Bruxelles sono atterrati il ministro della difesa danese, Troels Lund Poulsen, e quella degli Esteri groenlandese, Vivian Motzfeldt, per incontrare il segretario generale della Nato Mark Rutte. E proporre la creazione di una missione di monitoraggio dell'Alleanza in Groenlandia. "L'abbiamo proposta noi, il segretario generale ne ha preso atto e credo che ora potremo ottenere un quadro che ne definisca l'attuazione", ha detto Poulsen, accanto a Motzfeldt, alla tv danese.
KeystoneProteste anti-Trump a DavosQuanto al Vecchio Continente c’è chi, come il premier britannico Keir Starmer, ha condannato i dazi americani ma ha anche bocciato l'idea di Bruxelles di imporre agli Stati Uniti tariffe ritorsive. L'alto rappresentante per la politica estera dell'Ue Kaja Kallas ha sottolineato che "la sicurezza dell'Artico è un interesse transatlantico condiviso, di cui possiamo discutere con i nostri alleati americani".
Ma, ha precisato, "le minacce tariffarie non sono la strada da seguire. Non abbiamo alcun interesse a cercare lo scontro, ma difenderemo la nostra posizione. L'Europa dispone di una serie di strumenti per proteggere i propri interessi". Una posizione condivisa anche dal ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, che ha chiesto "un segnale di fermezza" dall'Ue "ma anche di disponibilità al dialogo, così come abbiamo fatto nei mesi scorsi". "Qualsiasi divisione tra Ue e Usa è un regalo che si fa ai nostri competitor", ha sottolineato il titolare della Farnesina.
La Francia, invece, ha scelto posizioni più dure. E non solo sulla Groenlandia. Dopo la rivelazione del Cremlino che Trump avrebbe invitato Putin a fare parte del Board of Peace per Gaza Parigi ha annunciato di "non essere favorevole" al momento a entrare. L'adesione, ha riferito fonti vicine a Emmanuel Macron, "suscita interrogativi importanti che vanno oltre il quadro di Gaza. In particolare, circa il rispetto dei principi e della struttura delle Nazioni Unite, che non possono in nessun modo venire rimessi in discussione".
KeystoneTrump con il premio Nobel consegnatole da Machado