Estero

Quasi tutte le multinazionali europee coinvolte in presunti abusi tra 2000 e 2020

Il database Brave del progetto Rebalance documenta 4'314 casi in 145 Paesi, con impatti ambientali e sanitari i più frequenti e picchi in Brasile e Stati Uniti

15 gennaio 2026
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Il 98% delle grandi imprese multinazionali europee monitorate ha commesso almeno un presunto abuso dei diritti umani o ambientali tra il 2000 e il 2020. È quanto emerge dal nuovo database "Brave", ora disponibile in rete, realizzato nell'ambito del progetto Rebalance finanziato dal programma Horizon Europe e coordinato dall'Università di Pisa.

Il dataset, rivela l'Ateneo pisano in una nota, "documenta 4'314 casi di presunti abusi che coinvolgono 83 tra le maggiori imprese multinazionali europee quotate in borsa in 145 paesi del mondo". Sono stati presi in considerazione i paesi dell'UE oltre al Regno Unito, alla Norvegia e alla Svizzera.

Nello specifico, quasi il 70% delle aziende proviene dalla Francia (24%), dal Regno Unito (24%), dalla Germania (16%) e dalla Svizzera (7%). Altri contributi significativi provengono dall'Italia, dall'Irlanda e dai Paesi Bassi, ciascuno dei quali rappresenta circa il 5% del campione.

Quest'ultimo copre aziende nei settori estrattivo (18%), chimico e farmaceutico (14%), elettrico (12%), alimentare, delle bevande e del tabacco (11%), delle telecomunicazioni (10%) e il 36% nei settori automobilistico, elettronico, della vendita al dettaglio, sanitario, ICT, immobiliare, dei trasporti, tessile e dei beni di consumo.

I picchi più elevati di violazioni si registrano in Brasile e negli Stati Uniti, con il 6% dei casi ciascuno, seguiti da Nigeria e Colombia con il 5%.

Le tipologie di abuso più frequenti riguardano l'ambiente e la salute, con oltre mille casi di impatto ambientale, e quasi 800 legati a questioni sanitarie, mentre i diritti del lavoro risultano violati in quasi 500 occasioni. Nel database compaiono anche abusi di estrema gravità come schiavitù, torture e traffico di esseri umani.

"L'analisi temporale - prosegue la nota - mostra una forte crescita degli abusi nel primo decennio dei Duemila, seguita da un calo progressivo dopo il 2015, che suggerisce possibili miglioramenti nella responsabilità aziendale e nella sorveglianza normativa. Dal punto di vista geografico, le violazioni in Europa restano relativamente contenute, mentre quelle extraeuropee evidenziano l'impatto extraterritoriale delle attività delle multinazionali, spesso in contesti caratterizzati da regolamentazioni più deboli".