Estero

Il vescovo di Beirut, "noi vittime di giochi di potere"

4 marzo 2026
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"Siamo di fronte a un una voragine irreparabile? No, ci siamo già dentro": lo afferma il vescovo César Essayan, vicario apostolico di Beirut, convinto che la soglia sia stata ormai superata.

"Come è possibile adesso risanare qualcosa, dopo che l'intero Medio Oriente e la Penisola arabica sono in fiamme? In tanti, qui, già vivono un inferno: questa guerra ne creerà altri. Con morti, feriti, sfollati, distruzione. E poi rancori e vendette", aggiunge. E "ancora una volta sarà la gente, saranno interi popoli a pagare il prezzo più alto. Effetti collaterali, vengono chiamati. Sì, effetti collaterali di giochi di potere e progetti economici che sono l'unico motore anche di questo conflitto", avverte mons. Essayan in una intervista ad Avvenire.

Il Papa, che ha di recente visitato il Libano, "è stato e resta un autentico artigiano di pace: non solo con i suoi appelli e i suoi gesti, ma anche con le sue azioni - afferma il vescovo -. Prima che arrivasse in Libano, ha fatto di tutto perché la nostra nazione potesse uscire dal tunnel dei combattimenti. Sono certo che anche adesso, sia in prima persona, sia con la segreteria di Stato, sia con la rete delle nunziature, stia lavorando silenziosamente per il bene dei nostri Paesi".

Per il vescovo questa non è una guerra di religione, "assolutamente no", "è unicamente una guerra di interessi". "Israele e Stati Uniti fanno insieme i loro reciproci interessi. Per loro è bene che i Paesi siano divisi o scossi: così si possono approfittare delle loro ricchezze e dei loro territori" e quindi "non è un caso che la Santa Sede - conclude mons. Essayan - abbia deciso saggiamente di non partecipare al Board of peace, organismo voluto non per favorire la pace ma per portare avanti le istanze di Stati Uniti e Israele che all'interno del Board dettano legge".