Retromarcia del controverso lord Peter Mandelson - ex eminenza grigia del New Labour di Tony Blair silurato nei mesi scorsi dall'incarico di ambasciatore britannico negli USA a causa delle nuove rivelazioni emerse sulle sue notorie frequentazioni del passato con Jeffrey Epstein - costretto a scusarsi per iscritto con le vittime del defunto faccendiere-pedofilo americano.
Intervistato nel weekend dalla BBC, il 71enne Mandelson aveva ribadito il rammarico per la lunga amicizia con Epstein, negando tuttavia (a dispetto di tutta una serie di elementi ulteriori trapelati di recente) d'essere stato a conoscenza dei reati sessuali del finanziare e arrivando a cercare di far credere di non esserne stato messo a parte in quanto "gay".
Per questo si era rifiutato di scusarsi personalmente con le vittime degli abusi: un atteggiamento che aveva rilanciato le polemiche su di lui - incluso da parte di esponenti di spicco del suo partito come Peter Kyle, ministro delle attività produttive nel governo laburista di Keir Starmer - e che lo ha infine indotto a inviare alla stessa BBC un messaggio scritto nel quale ha ammesso quanto meno la propria cecità e il dovere di scusarsi.
Restano in ogni modo non poche ombre sul suo caso, nonché sulla gestione della vicenda da parte dello stesso primo ministro, accusato d'averne imposto la designazione politica per un incarico diplomatico cruciale a Washington, come interlocutore del presidente Donald Trump, a dispetto dei ripetuti scandali. E d'averlo poi difeso insistentemente, prima d'essere costretto a silurarlo sull'onda della ri-esplosione del dossier Epstein sui media.
Mentre non si spengono gli appelli a Starmer a promuovere se non altro l'espulsione dell'ex ambasciatore dal gruppo laburista alla Camera dei Lord.