Manifestazioni continuano nonostante la dura risposta del regime e le tensioni con l'Occidente.
In Iran, le proteste continuano a infiammare le strade nonostante il blackout di internet e un bilancio di decine di morti e migliaia di arresti. I manifestanti, al quattordicesimo giorno di mobilitazione, sfidano il regime con slogan come "morte a Khamenei" e "lunga vita allo Scià". Alcuni analisti parlano di una possibile "rivoluzione", un termine carico di significato nella Repubblica islamica nata da una rivoluzione negli anni Settanta.
Il regime iraniano ha risposto con minacce severe, dichiarando che i rivoltosi rischiano la pena di morte in quanto considerati "nemici di Dio". La Guida Suprema Ali Khamenei ha messo i pasdaran in uno stato di allerta elevato, simile a quello adottato durante la guerra con Israele nel 2025.
Le tensioni con l'Occidente sono in aumento. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avvertito l'Iran di non sparare sui civili, minacciando una risposta militare. Gli Stati Uniti hanno discusso la possibilità di un attacco aereo su larga scala contro obiettivi militari iraniani, anche se non è stata ancora presa una decisione definitiva.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha espresso il sostegno degli Stati Uniti al "coraggioso popolo iraniano", mentre l'Unione Europea ha chiesto la fine della repressione. La presidente dell'Eurocamera, Roberta Metsola, ha proposto sanzioni contro il Corpo delle guardie della rivoluzione.
Nonostante il blackout delle comunicazioni, le notizie sulle proteste e la repressione continuano a trapelare. Secondo l'ong Human Rights Activists News Agency, le proteste hanno causato almeno 65 morti e oltre 2.300 arresti. Testimonianze parlano di ospedali sopraffatti dai feriti e di violenze sia da parte dei manifestanti che della polizia.
La crisi è ulteriormente aggravata da voci non confermate sull'arrivo di miliziani iracheni in Iran per supportare le forze dell'ordine, che hanno portato a un aumento delle aggressioni contro la popolazione irachena.
Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo Scià di Persia, ha esortato i cittadini a sfruttare il momento per rovesciare il regime, invitando a scioperi nazionali e manifestazioni pubbliche. Le autorità iraniane, tuttavia, continuano ad accusare i manifestanti di essere parte di una "guerra orchestrata dall'estero".
Una grande contro-manifestazione è stata annunciata a Teheran per condannare le azioni dei rivoltosi. Il procuratore generale Mohammad Movahedi Azad ha ribadito la minaccia della pena di morte per i manifestanti. Gli osservatori internazionali ritengono che i prossimi giorni saranno cruciali, con il rischio di una repressione ancora più violenta.