Estero

Israele non rinnova il visto al viceparroco di Gaza

8 gennaio 2026
|

È stato, nei primi sette mesi della guerra, il volto della parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza. Era stato padre Yusuf Asad infatti, il viceparroco, ad organizzare quella gigantesca macchina dell'accoglienza quando cominciò l'offensiva di Israele nella Striscia dopo gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre.

In quei giorni padre Gabriel Romanelli, il missionario argentino che è il parroco della Sacra Famiglia, era fuori dalla Striscia per acquistare delle medicine e ha impiegato diversi mesi per ottenere il permesso di tornare.

In quelle settimane padre Yusuf si è occupato, insieme alle religiose che vivono nel compound della parrocchia, di tutte le necessità della gente. La parrocchia è arrivata ad ospitare fino a settecento persone, oggi sono meno della metà.

Ora padre Yusuf, missionario del Verbo Incarnato, cinquantenne, originario di Asyut, in Egitto, dovrà lasciare Gaza. "Sfortunatamente, non gli stanno rinnovando il visto per stare qui, quindi dovrà partire per un'altra missione", riferisce padre Romanelli. "I suoi superiori gli diranno a tempo debito" la nuova destinazione "che sarà qui nella regione, senza dubbio".

Nella parrocchia si è svolta allora una piccola festa. "La gente è venuta a salutarlo perché nessuno sa quando dovrà partire. Non è facile, anche di questi tempi, a causa di tutte le burocrazie, i permessi e così via", dice ancora il parroco riferendo che "tutti erano molto commossi".

Il sacerdote egiziano potrebbe tornare dunque in Egitto per poi essere assegnato dai superiori del Verbo Incarnato ad una nuova missione. Secondo Romanelli resterà nella regione, e quindi in Medio Oriente. Sta di fatto che, con la questione dei visti, resta precaria la permanenza per gli stranieri. E nella Chiesa cattolica molte sono le persone che arrivano da fuori. A Gaza sono praticamente tutti missionari, dal parroco argentino agli altri religiosi, alle stesse suore.

Padre Yusuf è molto amato a Gaza. In questi anni è stato vicino alla gente, ha organizzato molte attività pastorali ma ha anche risolto problemi pratici. "Un sacerdote generoso, umile e devoto. Non lo dimenticheremo", scrive sui social un parrocchiano, Mousa Ayyad. "E' stato ed è ancora un sostegno nella Gaza ferita", dice Naser Hakoura. Nicole Tarazi scrive che "con il suo sorriso ha sempre dato speranza con la sua presenza qui a Gaza, rafforzando in tutti lo spirito di sopravvivenza e resistenza su questa terra buona e benedetta".