Il premier annuncia che chiederà al Congresso il via libera alle missioni di peacekeeping se si faranno passi verso la cessazione delle ostilità
"Se la Spagna ha mandato truppe di pace ad altre latitudini lontane, come non mandare forze di pace in Ucraina, in un paese europeo? Dobbiamo partecipare attivamente all'implementazione di questa architettura di sicurezza europea". Lo ha detto il premier Pedro Sanchez in apertura della conferenza dei 130 ambasciatori spagnoli riunita a Madrid, nell'annunciare che la Spagna è pronta a partecipare "con truppe di pace, quando sarà il momento" alla stabilità, alla pace "non solo europea ma a quella internazionale", anche in Palestina, con la presenza di militari in missioni di peacekeeping quando si avanzerà su "un orizzonte di pace" nei due Paesi.
Al riguardo Sanchez ha anticipato che chiederà al Congresso spagnolo il sostegno all'invio di truppe sui due scenari, se si faranno passi avanti sulla cessazione delle ostilità. "Non dimentichiamo la Palestina e la Striscia di Gaza. La Spagna deve partecipare attivamente nella ricostruzione della speranza in Palestina", dove "la situazione continua a essere intollerabile", ha evidenziato il leader socialista, nel ribadire che il compito di pacificazione dovrà culminare con "uno Stato di Palestina indipendente, fattibile e sicuro" in coesistenza con lo Stato di Israele.
Già ad ottobre, dopo aver partecipato al vertice di Sharm el-Sheik, Sanchez aveva aperto la porta all'invio di truppe spagnole in Palestina per contribuire "in maniera attiva" al compito di pacificazione.