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Crans-Montana, Niguarda utilizza 13.000 cm² di pelle conservata per quattro pazienti

La Banca dei Tessuti di Niguarda lavora e crioconserva la cute fino a due anni; le donazioni sono da cadavere e la cute non richiede compatibilità

7 gennaio 2026
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"Per curare i feriti coinvolti nella tragedia di Crans-Montana in una settimana abbiamo usato per 4 pazienti all'incirca 13.000 centimetri quadrati" di pelle conservata nella Banca dei Tessuti dell'ospedale Niguarda di Milano. A spiegarlo è Marta Tosca, biologa e dirigente della Banca, precisando che "mediamente per trattare un'ustione che copre il 10-15% del corpo sono richiesti dai 500 ai 1.000 centimetri quadrati, e poi chiaramente dipende dalla profondità della stessa e dall'area interessata".

All'interno della struttura, una delle poche presenti in Italia, "la pelle viene portata in banca dove subisce una serie di lavorazioni anche abbastanza complesse che hanno come scopo anche quello di purificare la pelle in modo tale che possa essere utilizzata su tutti i pazienti che ne hanno poi bisogno", spiega Giovanni Sesana, responsabile della Banca dei Tessuti e Terapia tissutale dell'Ospedale Niguarda.

"Una volta lavorata - aggiunge - la pelle viene mantenuta nelle nostre criobanche, cioè in questi grossi frigoriferi a -80 gradi, per cui possiamo tenerla conservata fino a due anni. Quando i clinici ne fanno richiesta, la cute viene scongelata e può essere trapiantata sui pazienti". La cute, prosegue Sesana, "ha una caratteristica molto positiva perché non viene rigettata, quindi non dobbiamo stare attenti alla compatibilità tra donatore e ricevente; questo perché la cute viene lavorata e poi riusciamo a renderla idonea per qualsiasi tipo di paziente".

"I campioni di pelle che vengono utilizzati derivano dalla donazione da parte dei pazienti o dei loro familiari che, dopo il decesso, autorizzano i clinici a poter utilizzare questa cute", conclude Sesana. "Nel caso della cute - aggiunge Tosca - sono possibili solo le donazioni da cadavere semplicemente perché da un donatore vivente i quantitativi di cute ottenibili sarebbero minimi senza lesionare il paziente stesso e quindi è una modalità che non viene presa in considerazione".