Dal mondo sono diversi gli appelli al diritto internazionale e i timori per la stabilità globale

La cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi, annunciata dal presidente americano Donald Trump dopo una “attacco di grande portata” contro il Venezuela, ha scatenato una vasta ondata di reazioni internazionali. Le esplosioni che nella notte (sabato 3 gennaio) hanno colpito Caracas e la sua regione hanno immediatamente acceso l’allarme nella comunità internazionale, tra condanne, appelli alla de-escalation e prese di posizione contrapposte.
Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha espresso forte preoccupazione, denunciando il rischio che “il diritto internazionale non sia stato rispettato” e definendo l’operazione un “pericoloso precedente”. Guterres ha invitato tutte le parti a un “dialogo inclusivo”, nel rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto.
Sulla stessa linea l’Unione europea. L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha chiesto “moderazione e rispetto del diritto internazionale” dopo un colloquio con il segretario di Stato americano Marco Rubio. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ribadito il sostegno a “una transizione pacifica e democratica”, nel rispetto della Carta dell’Onu.
In America Latina prevalgono toni durissimi. La Colombia ha annunciato il dispiegamento di truppe alla frontiera con il Venezuela. Il presidente Gustavo Petro ha denunciato un’“aggressione con missili” e una “violazione della sovranità”, avvertendo del rischio di una crisi umanitaria e chiedendo una riunione urgente dell’Oea (Organizzazione degli Stati Americani) e dell’Onu. Il Brasile ha parlato di una “grave violazione della sovranità venezuelana”. Per il presidente Lula, bombardamenti e cattura del capo dello Stato “oltrepassano i limiti dell’accettabile” e minacciano l’equilibrio regionale. Anche il Messico ha condannato con fermezza l’azione militare statunitense, giudicandola un fattore di forte instabilità.
Di segno opposto la reazione dell’Argentina: il presidente Javier Milei ha salutato l’operazione con un messaggio di sostegno agli Stati Uniti, definendola un avanzamento della “libertà”.
Mosca, Pechino e Teheran hanno espresso una condanna netta e coordinata. La Russia ha parlato di “atto di aggressione armata” e di una scelta “profondamente preoccupante”. La Cina si è detta “profondamente scioccata”, denunciando una violazione del diritto internazionale e una minaccia alla pace in America Latina e nei Caraibi. L’Iran ha definito l’operazione un’“aggressione illegale” contro un Paese sovrano.
Nel Vecchio Continente prevale la prudenza. La Francia ha denunciato un’operazione militare che “contravviene al principio di non ricorso alla forza”, ricordando che “nessuna soluzione politica duratura può essere imposta dall’esterno”. Il Regno Unito ha sottolineato di non aver preso parte all’operazione, ribadendo l’obbligo di rispettare il diritto internazionale.
La Spagna ha offerto la propria disponibilità a svolgere un ruolo di mediazione, invocando de-escalation e dialogo. La Germania ha espresso “grande preoccupazione” per una situazione ancora poco chiara, mentre la Polonia ha avvertito che un attacco di questa portata “avrà conseguenze globali”.
L’Italia segue da vicino l’evolversi della crisi, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in costante contatto con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, anche per la tutela dei cittadini italiani nella regione. La Turchia ha infine invitato tutte le parti alla massima moderazione per evitare gravi ripercussioni sulla sicurezza internazionale.