Trump ha ordinato attacchi a strutture militari annunciando l'operazione condotta ‘con successo contro il Venezuela e contro il suo leader’

Dopo settimane di tensioni, nella notte gli Stati Uniti hanno attaccato il Venezuela sferrando un raid areo sulla capitale Caracas, culminato con la cattura di Maduro che, insieme alla moglie, "sono stati portati fuori dal Paese". A confermarlo è stato il presidente americano Donald Trump. "Gli Stati Uniti d'America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie" ha scritto su Truth.
In una nota il Governo di Caracas, oltre a denunciare la "gravissima aggressione militare" degli Stati Uniti, aveva precedentemente scritto che il presidente Nicolas Maduro aveva dichiarato lo stato di emergenza e chiesto "mobilitazione" della popolazione dopo l'attacco. “L’obiettivo di questo attacco non è altro che quello di impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, cercando di spezzare con la forza l'indipendenza politica della nazione. Non ci riusciranno”. Lo scrive il governo di Nicolas Maduro in una nota ufficiale in cui respinge gli attacchi al Venezuela. “Dopo oltre duecento anni di indipendenza, il popolo e il suo governo legittimo rimangono saldi nella difesa della sovranità e del diritto inalienabile di decidere il proprio destino. Il tentativo di imporre una guerra coloniale per distruggere la forma repubblicana di governo e forzare un ‘cambio di regime’, in alleanza con l’oligarchia fascista, fallirà come tutti i tentativi precedenti”, aggiunge la nota.
La vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez, nella sua prima apparizione pubblica diverse ore dopo gli attacchi aerei degli Stati Uniti, ha chiesto a Washington una prova che Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores siano vivi. La richiesta viene interpretata dagli osservatori come un'ammissione indiretta che il leader sia stato catturato e non si trovi più a Caracas. Rodríguez, in una telefonata al canale televisivo ufficiale VTV, ha affermato che Maduro ha firmato il decreto di stato di emergenza e che lei lo farà rispettare. Il decreto prevede la sospensione delle garanzie costituzionali in Venezuela. Da parte loro, fonti dell'opposizione venezuelana hanno affermato con Sky News di ritenere che la cattura di Nicolas Maduro sia stata il risultato di "un'uscita di scena negoziata".
L'operazione militare, ha spiegato Trump, è stata condotta in collaborazione con le forze dell'ordine statunitensi. L'attacco è scattato poco prima delle 2 (le 7 in Svizzera). Violente esplosioni sono state udite a Caracas, col il rumore di aerei in volo che ha spinto la gente a scendere in strada. "Ho sentito un forte boato, il primo, che mi ha letteralmente buttato giù dal letto" ha raccontato un italiano espatriato in Venezuela all'ANSA. "Il palazzo presidenziale di Miraflores, Fuerte Tijuna, il ministero della difesa, l'aeroporto della Carlota e il porto della Guaira sono sotto le bombe" ha aggiunto.
Il presidente colombiano Gustavo Petro ha scritto su X che, oltre a obiettivi militari e logistici, ne sono stati colpiti anche altri altamente simbolici, come la sede del Parlamento e il Cuartel de la Montaña, dove si trova il mausoleo di Hugo Chávez. Prime reazioni da Mosca, con il vicepresidente della Camera alta del Parlamento, Kostantin Kosachev, che ha parlato di "violazione internazionale" e condanna dall'Iran.
A chi gli chiedeva se avesse chiesto l'autorizzazione al Congresso per agire e quali fossero i prossimi passi per il Venezuela, Trump ha risposto che avrebbe affrontato questi temi durante la conferenza stampa che si terrà alle 11.00 a Mar-a-Lago (alle 17 ora svizzera).
La cattura di Nicolas Maduro cade esattamente 35 anni dopo l’arresto a Panama di Manuel Noriega. Noriega infatti si era consegnato alle autorità americane il 3 gennaio 1990 dopo che l'allora presidente americano George H. W. Bush aveva ordinato l'invasione del Paese nel 1989, costringendo Noriega a cercare riparo nell'ambasciata del Vaticano.
Soprannominato Faccia d'ananas (Cara de piña) a causa del viso vistosamente butterato per le cicatrici, Noriega venne inizialmente supportato dagli Stati Uniti, dagli anni Cinquanta al 1986, mentre dal 1987 circolarono accuse contro di lui per commercio di droga.
Quindi finì per trovarsi in conflitto con gli Stati Uniti del presidente George H. W. Bush, che decise l'invasione di Panama nel dicembre del 1989: all'epoca Noriega si rifugiò dunque nella nunziatura apostolica. Nel 1990, esattamente il 3 gennaio, si consegnò agli americani e nel 1992 venne processato e condannato a 40 anni di carcere per spaccio di droga e violazione dei diritti umani.