Estero

Kosovo al voto domenica per sbloccare un anno di paralisi politica

Elezioni anticipate dopo dieci mesi senza governo: impasse ha bloccato riforme, fondi Ue e il dialogo con la Serbia

26 dicembre 2025
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In Kosovo si è chiusa in serata la campagna elettorale in vista delle elezioni parlamentari anticipate di domenica, alle quali si guarda con la speranza di poter mettere fine a un intero anno di impasse politica nel piccolo Paese balcanico.

Il voto di fine anno è stato infatti convocato per l'impossibilità di formare un nuovo governo dopo le legislative del 9 febbraio scorso.

Pur avendo vinto tale consultazione dieci mesi fa, il partito 'Vetevendosje' (Autodeterminazione, VV, sinistra nazionalista) del premier Albin Kurti, senza maggioranza assoluta, non è riuscito in tutti questi mesi a trovare alleati in Parlamento per formare un nuovo esecutivo.

Ciò ha determinato una autentica paralisi politica e una crisi istituzionale senza precedenti. Un anno perso per il Kosovo, in una fase in cui il Paese - il più giovane d'Europa ma tra i più poveri del continente - ha urgente bisogno di riforme economiche, sociali e sul piano dello stato di diritto e della democratizzazione.

Il tasso ufficiale di disoccupazione resta molto alto, oltre il 25%, un quinto circa della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, e non si ferma l'emigrazione giovanile verso i Paesi Ue, una autentica emorragia sociale che contribuisce a impoverire ulteriormente il Paese.

Con l'impasse politico non è stato possibile approvare la nuova legge di bilancio per il 2026. Sono rimasti in sospeso importanti provvedimenti in materia soprattutto di economia e giustizia, mentre è ancora assente un valido sistema di assicurazione sanitaria, con il comparto dell'istruzione che soffre per la mancanza di personale qualificato.

La paralisi politica ha al tempo stesso danneggiato l'immagine internazionale del Kosovo, con gli Usa che hanno deciso di sospendere il dialogo strategico, e con fondi Ue per oltre 800 milioni di euro rimasti congelati. A soffrirne è stato anche il dialogo mediato dalla Ue sulla normalizzazione dei rapporti con la Serbia.

Dal settembre 2023 a Bruxelles non si è più tenuto alcun incontro ad alto livello tra il presidente serbo Aleksandar Vucic e il premier kosovaro Albin Kurti, mentre il negoziato tra i capi negoziatori, che è proseguito, non ha prodotto alcun risultato di rilievo. Osservatori e analisti non sono granché ottimisti sull'esito del nuovo voto di domenica, che potrebbe riproporre la situazione di stallo protrattasi finora - nuovo successo del partito di Kurti, ma senza maggioranza sufficiente a governare da solo.

Ex enfant terrible della politica jugoslava, leader della protesta studentesca contro il regime di Slobodan Milosevic nelle cui carceri è rimasto a lungo, Kurti è accusato di portare avanti una linea politica intransigente e nazionalista, fortemente antiserba, con Belgrado che lo accusa apertamente di pulizia etnica a danno della popolazione serba del Kosovo. Le nuove difficoltà ventilate nel dopo voto e le ipotesi di possibili coalizioni per il nuovo governo potrebbero peraltro intrecciarsi con i giochi politici a Pristina in vista delle elezioni presidenziali in programma a marzo, e destinate a decidere chi prenderà il posto dell'attuale presidente Vjosa Osmani.