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Giappone rilancia il nucleare dopo 14 anni con via libera alla centrale di Kashiwazaki-Kariwa

La prefettura di Niigata approva il riavvio del reattore 6 dal 20 gennaio tra proteste e scarsa fiducia in Tepco; il governo punta al 20% entro il 2040

23 dicembre 2025
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Il Giappone è sempre più vicino a una svolta per il ritorno all'energia nucleare, dopo il via libera definitivo della prefettura di Niigata al riavvio della centrale di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande del mondo per capacità installata.

L'impianto gestito dalla Tokyo Electric Power Company (Tepco), situato 220 chilometri a nord-ovest di Tokyo, potrebbe infatti tornare parzialmente in funzione già il 20 gennaio con il reattore numero 6, dopo 14 anni di fermo seguiti al disastro di Fukushima del 2011. La decisione arriva a conclusione di un percorso complesso, segnato da divisioni interne e da una forte opposizione pubblica.

Il governatore di Niigata, Hideyo Hanazumi, aveva richiesto un voto di fiducia dopo aver espresso il proprio sostegno al riavvio dei reattori 6 e 7, entrambi certificati conformi ai nuovi standard di sicurezza nazionali dal dicembre 2017. Il voto favorevole dell'assemblea prefettizia, accompagnato da un bilancio aggiuntivo per campagne di informazione sulla sicurezza nucleare, ha rimosso l'ultimo ostacolo locale.

L'approvazione, tuttavia, non ha spento le tensioni sociali. Circa 300 persone hanno manifestato fuori dalla sede dell'assemblea con striscioni "No Nukes" e "Non dimentichiamo Fukushima", mentre un recente sondaggio rivela inoltre che il 60% dei residenti giudica insufficienti le condizioni per il riavvio, e quasi il 70% non si fida di Tepco, lo stesso operatore responsabile del disastro del 2011.

L'azienda punta a riattivare inizialmente un solo reattore da 1,36 GW - sufficiente a coprire il 2% della domanda elettrica della regione di Tokyo - e ha promesso un investimento di 100 miliardi di yen (poco più di mezzo miliardo di franchi) in dieci anni sul territorio; al tempo stesso ha annunciato l'intenzione di dismettere i più vecchi reattori 1 e 2.

Il governo giapponese, guidato dalla premier Sanae Takaichi, sostiene con forza il ritorno al nucleare per ridurre la dipendenza dagli idrocarburi importati - che coprono il 60-70% del mix elettrico - e per rispettare gli obiettivi di decarbonizzazione. L'obiettivo è raddoppiare la quota nucleare al 20% entro il 2040, anche in vista dell'aumento della domanda legata all'espansione dei data center e allo sviluppo dell'intelligenza artificiale (IA).