Estero

Putin pronto al dialogo, Parigi avvia i contatti dopo l'apertura di Macron

Il Cremlino conferma la disponibilità al dialogo dopo le parole di Macron; l'Eliseo annuncia che nei presto saranno definiti i termini dell'incontro

Putin e Macron sorridenti nel 2019
(Keystone)
21 dicembre 2025
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Nella notte tra giovedì e venerdì, nelle concitate ore che hanno visto emergere l’intesa in Ue sul debito comune per sostenere l’Ucraina, il presidente francese Emmanuel Macron aveva spiegato che, in caso di fallimento della mediazione americana in Florida, sarebbero stati gli europei a dover parlare con il Cremlino. Quel passaggio della sua conferenza stampa, accolto con un po’ di distrazione in Europa, ha invece fatto breccia a Mosca. “Putin è pronto al dialogo”, ha annunciato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. E in poche ore lo scenario dei negoziati sull’Ucraina da qui alle prossime settimane è cambiato.

“Macron ha detto di essere pronto a parlare con Putin. È probabilmente molto importante ricordare ciò che il presidente ha detto durante la sua conferenza stampa annuale di venerdì scorso: ha espresso la sua disponibilità a dialogare con Macron”, ha spiegato Peskov proprio mentre, a Miami, l’ipotesi di un tavolo a tre, tra Usa, Russia e Ucraina, tramontava. Alle parole di Peskov hanno fatto seguito quelle dell’Eliseo, secondo il quale “ora che la prospettiva di un cessate il fuoco e di negoziati di pace sta diventando più chiara, è di nuovo utile parlare con Putin”. Parigi non ha dato né una tempistica né una coreografia al futuribile dialogo col presidente russo, ma ha affermato che “nei prossimi giorni” saranno organizzati i termini del colloquio. In teoria è quindi possibile che il confronto avvenga in presenza. E, nella strategia europea sul fronte Ucraina, la novità in questo caso avrebbe una portata dirompente.

Gli equilibri Parigi-Berlino

Le ragioni della svolta di Macron, per ora, sono solo ipotizzabili. Di certo la mossa avviene nel solco della volontà dell’Ue – e della Coalizione dei Volenterosi – di avere un posto in prima fila nei negoziati. Alla base della scelta di Parigi potrebbero esserci anche dinamiche intra-europee. Di fronte all’attivismo di Friedrich Merz, la Francia in questi ultimi mesi è sembrata un po’ in disparte. Il Financial Times ha sottolineato il ruolo decisivo della Francia nella fumata nera emersa giovedì sull’uso degli asset russi. “Macron ha tradito Merz”, ha spiegato un alto diplomatico al foglio britannico. Ecco quindi che un ipotetico incontro con Putin riporterebbe Parigi al centro della diplomazia europea, a scapito proprio di Berlino.

KeystoneLa distanza al tavolo nel 2022

C’è poi il fattore Trump che, forse, ha pesato sulle scelte dell’Eliseo. La chiusura totale di Bruxelles al dialogo con il Cremlino rischia di mettere in secondo piano gli interessi dei Paesi Ue in Ucraina proprio mentre Trump non perde occasione per attaccare Bruxelles. Un’Europa strategicamente e militarmente autonoma – vecchio pallino di Macron – non può non confrontarsi in prima persona anche con il peggiore degli avversari. La mossa di Macron, per ora, è stata accolta dal silenzio non solo della Commissione Ue, ma anche di altri leader europei. L’Eliseo ha spiegato che “agirà in trasparenza”, ma il rischio che un eventuale colloquio tra Parigi e Mosca divida l’Europa è alto. Zelensky, dal canto suo, non ha mai visto di cattivo occhio simili tentativi. Che poi tutto questo avvicini la pace resta da vedere.

Il summit in Florida

Nel frattempo un incontro trilaterale fra rappresentanti di Mosca, Washington e Kiev “non è finora stato discusso seriamente. E non è al momento preso in considerazione”. Il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov frena sul tentativo americano di accelerare i tempi sul negoziato. Così, a Miami, le trattative sono proseguite senza cambiare assetto: dopo aver celebrato come “costruttivi” i primi colloqui con gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner, l’inviato di Mosca Kirill Dmitriev è rimasto in Florida per proseguire il dialogo con gli Usa anche di domenica.

Gli Usa hanno giudicato “positivi e costruttivi” i colloqui tenuti in questi giorni con Kiev. Ma i nodi da sciogliere sono ormai noti e complicati, a partire dal destino delle ultime porzioni di Donetsk ancora sotto il controllo degli ucraini – che Mosca vorrebbe gli venissero concesse all’interno dell’accordo di pace – e le garanzie di sicurezza, compreso il possibile dispiegamento di truppe occidentali in Ucraina una volta raggiunto il cessate il fuoco. Di fronte a questo quadro, non sorprende l’esclusione di Mosca di colloqui trilaterali. L’ultima volta che ucraini e russi hanno tenuto dialoghi diretti è stato a luglio a Istanbul, portando a scambi di prigionieri ma a ben poco in termini di progressi concreti.

KeystoneI due presidenti con Lavrov

Deep State e altri complotti

Intanto i russi se ne escono con un piano paranoico evocando un Deep State “guerrafondaio”, un potere occulto “annidato nella Ue e nella Nato”, che mina la pace in Ucraina e punta a scatenare la Terza guerra mondiale. Mosca è pronta alla pace ma è in corso “una campagna mediatica guerrafondaia ben finanziata e ben organizzata in Occidente”, ha sentenziato il capo negoziatore russo a Miami. “I politici britannici e dell’Ue spingono per ‘andare in guerra con la Russia’. Insomma, per il Cremlino esisterebbe un piano per “aizzare la Terza guerra mondiale, fomentando la paranoia antirussa”.