La Corte europea dei diritti umani afferma che i magistrati devono essere liberi di postare sui social media le loro opinioni, a patto che non parlino di casi in corso e non intacchino l'autorità e l'indipendenza della giustizia, e che le autorità devono rispettare una serie di criteri per decidere se i loro post hanno oltrepassato la soglia che deve condurre a sanzionarli. È quanto stabilisce una sentenza di Grande Camera, definitiva, in cui la Romania è stata condannata perché il Csm ha sanzionato un magistrato per due post su Facebook pubblicati nel gennaio 2019.
Innanzitutto la Cedu ha ribadito che "laddove la democrazia o lo stato di diritto fossero gravemente minacciati, i giudici hanno il diritto di esprimersi su questioni di interesse pubblico, e che le osservazioni formulate in tale contesto godono generalmente di un elevato grado di protezione". Poi ha stilato una serie di criteri che devono guidare chi decide se le eventuali sanzioni nei confronti dei magistrati per i loro post sui social media siano corrette o meno. La Cedu afferma che devono essere considerati innanzitutto il contenuto e la forma dei messaggi postati. Poi si deve "prestare particolare attenzione al contesto in cui sono stati formulati e alla posizione ricoperta dal giudice o dal pubblico ministero che li ha pubblicati".
Qui la Cedu specifica che seppure "i giudici e i pubblici ministeri che ricoprono determinate cariche nell'ambito del sistema giudiziario, come il presidente di un tribunale, il procuratore capo, godono di una maggiore tutela della loro libertà di espressione, poiché le loro dichiarazioni pubbliche sono molto spesso motivate dal desiderio di preservare il sistema giudiziario, questo non significa che i giudici e i pubblici ministeri ordinari, che non ricoprono cariche specifiche all'interno del sistema giudiziario e non parlano in alcuna veste particolare, non possano esprimere pubblicamente le loro opinioni su questioni di interesse pubblico".
Di seguito, indica la Corte, dovranno essere considerate "le conseguenze dei messaggi postati", cioè gli effetti negativi, nel loro complesso, che i post di un magistrato hanno comportato o potrebbero comportare. Deve essere esaminata anche "la natura e la gravità della sanzione e l'effetto dissuasivo che può generare su altri magistrati", e infine le garanzie procedurali concesse al magistrato sottoposto a un procedimento disciplinare.