Blocco nazionale lanciato per reagire alla minaccia di un intervento militare statunitense sul traffico di droga; forze di sicurezza in allerta
La Colombia entra in uno stato di forte tensione in materia di sicurezza con l'avvio oggi dello "sciopero armato" di 72 ore decretato in tutto il territorio nazionale dalla guerriglia ELN (Ejército de Liberación Nacional) per protestare in risposta alla minaccia di un intervento militare statunitense sul traffico di droga.
Il presidente Gustavo Petro ha respinto l'iniziativa della guerriglia che punta a imporre un blocco delle attività, affermando che "non si protesta contro nessuno uccidendo contadini e togliendoli la libertà". "Lo sciopero armato non è contro Trump ma a favore dei trafficanti che oggi controllano l'ELN", ha aggiunto Petro in un post su X.
In tale contesto il ministero della Sicurezza ha riferito che "tutte le capacità operative dello Stato sono state attivate" e che le unità dell'esercito e della polizia restano "in allerta" con l'obiettivo di neutralizzare l'impatto dello "sciopero" sulla popolazione e proteggere le infrastrutture.
Il governo di Petro, che porta avanti un negoziato che punta alla "pace totale" con tutti i gruppi armati che operano nel Paese, ha interrotto da circa un anno i colloqui con l'ELN dopo il massacro a gennaio di almeno 130 persone nella regione del Catatumbo controllata dalla guerriglia.