Estero

Israele: Netanyahu nomina il fedelissimo Gofman a capo del Mossad

4 dicembre 2025
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Il premier israeliano Benyamin Netanyahu nomina il suo fedelissimo consigliere militare, il maggior generale Roman Gofman, prossimo direttore del Mossad. Gofman, uomo esterno al mondo dell'intelligence, succederà all'attuale capo dei servizi segreti esteri israeliani David Barnea, il cui mandato terminerà nel giugno 2026.

Dopo aver nominato un militare legato al sionismo religioso a capo dello Shin Bet (il servizio d'intelligence interna), il maggiore generale David Zini, Netanyahu rincara la dose nominando un altro uomo vicino alle sue idee al vertice di uno dei servizi chiave dello Stato. Scegliendo un outsider il premier ha snobbato altri due candidati suggeriti da Barnea. L'ufficio del primo ministro ha dato a Gofman un appoggio totale, definendolo "il candidato più qualificato e idoneo a ricoprire la carica di direttore del Mossad".

Nato in Bielorussia 49 anni fa, Gofman è arrivato in Israele a 14 anni. Cinque anni dopo si è arruolato nell'esercito. Tra i commilitoni è conosciuto come "cavallo al galoppo", per l'instancabile spinta all'azione. Nel 2020 fu coinvolto nel controverso uso di un adolescente in una campagna di influenza sulle reti sociali non autorizzata.

Il giorno dell'attacco del 7 ottobre 2023, Gofman si precipitò al confine di Gaza e rimase gravemente ferito combattendo contro i terroristi di Hamas. In seguito ha sempre più conquistato la fiducia del premier, contribuendo anche alla creazione del contestatissimo meccanismo per la distribuzione di cibo all'interno della Striscia.

A Gaza intanto la situazione appare sempre più congelata sulla prima fase dell'accordo siglato a Sharm el-Sheikh. L'unico passo avanti è la conferma arrivata dalle indagini forensi che il corpo restituito ieri da Hamas è effettivamente di un ostaggio: il cittadino tailandese Sudthisak Rinthalak. Nella Striscia ora rimane solo il corpo di un altro rapito ucciso: il sergente maggiore Ran Gvili.

Ma le trattative languono e le frizioni sul campo continuano. L'Egitto oggi ha ribadito che "nessun residente lascerà Gaza con la forza" e che "Israele non ha autorità esclusiva sul valico di Rafah". Tutto mentre una delegazione israeliana è arrivata al Cairo, dove c'è anche il generale Brad Cooper, a capo del Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom). Sul tavolo dei mediatori resta in particolare il tema dell'invio di aiuti alla popolazione a Gaza.

Ma la gente nella Striscia continua a vivere in condizioni desolanti. Secondo l'agenzia dell'ONU per l'azione contro le mine (Unmas) sul terreno restano tra 3'500 e 7'000 tonnellate di ordigni inesplosi.

Le violenze continuano. Yasser Abu Shabab, il capo di una milizia anti-Hamas che aveva collaborato con Israele, è morto dopo essere stato picchiato in una disputa con membri del suo stesso gruppo, hanno spiegato i funzionari della sicurezza israeliana. E le tensioni restano pure sul confine col Libano, con Israele che ha di nuovo lanciato raid aerei contro presunti obiettivi di Hezbollah.