In pensione a 70 anni: secondo il 'Panorama delle Pensioni' 2025 pubblicato dall'Ocse, l'età normale per smettere di lavorare crescerà in oltre metà dei 38 Stati aderenti all'organizzazione per stabilirsi in una forchetta compresa tra i 62 anni in Colombia (per gli uomini, 57 per le donne), nel Lussemburgo e in Slovenia, e i 70 anni o più in Danimarca, Estonia, Italia, Olanda e Svezia.
In particolare, l'età pensionabile media nell'insieme dei Paesi Ocse passerà dai 63,9 anni e 64,7 anni rispettivamente per donne e uomini che sono andati in pensione nel 2024, ai 65,9 anni e 66,4 anni di chi ha avviato la carriera nel 2024.
"L'invecchiamento demografico rappresenta una importante sfida strutturale nei Paesi Ocse, in quanto comporta notevoli conseguenze economiche, fiscali e sociali", avverte il segretario generale dell'Ocse, Mathias Cormann, nel giorno della presentazione a Parigi del rapporto 'Pensions at a Glance' 2025. Secondo quanto riferito dall'alto responsabile riconfermato per un secondo mandato alla guida dell'organizzazione parigina, si "prevede che la popolazione in età lavorativa scenderà del 13% nei prossimi 40 anni e che il Pil pro capite diminuirà del 14% entro il 2060".
I Paesi, avverte Cormann, "dovranno quindi affrontare una pressione al ribasso sulle loro entrate, in un contesto di crescente spesa correlata all'invecchiamento demografico". Gli Stati, ha spiegato, dovranno dunque "innalzare l'età pensionabile effettiva e ampliare le opportunità di lavoro per i lavoratori più anziani al fine di migliorare la sostenibilità finanziaria dei sistemi di previdenza, garantire la sicurezza economica in età avanzata e promuovere una forte crescita".
Altro tema: il divario di genere. Per l'Ocse, ''la differenza media tra donne e uomini in materia previdenziale è diminuita per passare dal 28% del 2007 al 23% del 2024". Una tendenza, assicurano gli economisti parigini, che "dovrebbe perdurare" nei prossimi anni anche se la situazione resta ancora particolarmente sfavorevole per le donne, con pensioni mensili mediamente inferiori di un quarto a quelle degli uomini. ''Questo divario - precisa l'Ocse - è di meno del 10% in Estonia, in Islanda, in Slovacchia, in Slovenia e in Repubblica ceca e di oltre il 35% in Austria, Messico, Olanda e Regno Unito, per salire fino al 47% in Giappone".
"In numerosi Stati, le pensioni femminili sono nettamente inferiori a quelle maschili e il tasso di povertà degli anziani è molto più elevato tra le donne": scrive nel rapporto il direttore per l'Occupazione, il Lavoro e gli Affari sociali dell'Ocse, Stefano Scarpetta, sottolineando che le donne "percepiscono ancora solo 77 centesimi per ogni euro o dollaro guadagnato dagli uomini". Una situazione che, secondo l'Ocse, può migliorare agendo sull'occupazione, le ore lavorate e l'equo compenso.