Nel nuovo rapporto dell'Osservatorio per l'Uguaglianza di Genere dalla Cepal, l'organismo avverte che i dati non consentono confronti diretti tra Paesi, poiché il numero degli Stati che forniscono statistiche ufficiali varia di anno in anno. Tuttavia, il monitoraggio nel tempo mostra chiaramente che tale violenza resta un fenomeno strutturale, che colpisce migliaia di donne e ragazze, ferisce intere comunità e frena sviluppo e uguaglianza.
La maggior parte delle uccisioni avviene in ambito domestico, per mano di partner o ex partner. Tra i 17 Paesi con dati disponibili, l'Honduras registra il tasso più alta (4,3 vittime ogni 100.000 donne), mentre il Cile il più basso (0,4). Le fasce d'età più colpite sono le donne tra 30 e 44 anni (29,2%) e le giovani tra 15 e 29 anni (28%). La Cepal sottolinea che prevenire ed eliminare il femminicidio "non è solo una questione di sicurezza pubblica", ma un obiettivo imprescindibile per costruire società più eque e libere dalla violenza. Nonostante i progressi normativi — tutti i Paesi dispongono di leggi per prevenire e contrastare la violenza di genere e 20 hanno introdotto il reato di femminicidio — Cepal avverte che la risposta rimane insufficiente rispetto alla gravità dell'emergenza.