Mentre al Palazzo di Vetro si rafforza il piano di pace del presidente statunitense Donald Trump per Gaza, la Cisgiordania esplode. Un israeliano è morto e altri tre sono rimasti feriti in un attentato all'incrocio di Gush Etzion, sulla strada tra Betlemme e Hebron, che serve da posto di blocco all'ingresso dell'omonimo insediamento di coloni. Secondo la ricostruzione fornita dall'esercito, un'auto ha prima tentato di investire le vittime, poi due terroristi sono scesi per accoltellarle, uccidendo un uomo e ferendo leggermente un altro civile sui 30 anni e un ragazzo di 15.
La terza persona ferita, una donna di 55 anni, sarebbe invece stata colpita in modo grave dagli spari dell'esercito. La vittima è stata identificata come Aharon Cohen, 65 anni, residente nell'insediamento di Kiryat Arba, vicino a Hebron. L'Idf ha riferito poi di aver ucciso i due assalitori, anche loro provenienti da Hebron, e di aver blindato la zona dove sono stati inviati i rinforzi nel timore che la vendetta dei coloni estremisti non si faccia attendere e possa prendere di mira sia soldati e agenti di polizia israeliani che i villaggi palestinesi, come accaduto sempre più di frequente e con sempre più violenza nelle scorse settimane.
Hamas ha salutato l'attacco come "la risposta naturale alla furia dell'occupazione e dell'aggressione" israeliana in Cisgiordania, mentre in Israele l'opposizione punta il dito contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu, colpevole di aver "premiato il nemico" e "svenduto la sicurezza" dello Stato ebraico, riaprendo di fatto le porte al terrorismo. Il riferimento nelle parole dell'ex premier Naftali Bennet, considerato lo sfidante più credibile di Netanayhu alle prossime elezioni, e Avigdor Liberman, è il sostegno manifestato dal primo ministro alla risoluzione Onu su Gaza, approvata lunedì sera, che prevede l'invio di una Forza internazionale di stabilizzazione, che di fatto sostituirà l'Idf nella Striscia, ma indica anche "un percorso credibile verso uno Stato palestinese" quando l'Anp si sarà riformata.
Pubblicamente, ma attraverso una dichiarazione del suo ufficio, Netanyahu ha in effetti plaudito a Trump e alla risoluzione come portatrice di "pace e prosperità" nella regione, cercando tuttavia di puntare l'attenzione sulla parte che riguarda la smilitarizzazione di Gaza e il disarmo di Hamas. Ma il riferimento a un possibile Stato palestinese, messo da Washington nero su bianco nel testo per garantirsi il favore dei Paesi arabi e musulmani, appare piuttosto una disfatta per il premier - e per i suoi alleati della destra messianica - che, fino a due giorni fa, giurava che con lui lo Stato palestinese non avrebbe mai visto la luce. E ora dovrà accettare anche forze straniere nella Striscia e gli F-35 americani all'Arabia Saudita.