Tokyo ribadisce l'adesione al Comunicato del 1972; Pechino convoca l'ambasciatore e chiede la ritrattazione delle dichiarazioni della premier Takaichi
Il governo di Tokyo ha ribadito che la sua posizione su Taiwan "resta immutata", in una dichiarazione volta a stemperare le tensioni con Pechino dopo le osservazioni della premier conservatrice Sanae Takaichi.
"La posizione su Taiwan è coerente con il Comunicato congiunto Giappone-Cina del 1972", ha affermato il segretario di gabinetto Minoru Kihara durante un briefing con la stampa. "Ribadiamo con fermezza la necessità di pace e stabilità nello Stretto di Taiwan", ha aggiunto.
Le dichiarazioni arrivano a una settimana dalle affermazioni di Takaichi, che aveva lasciato intendere come un eventuale attacco armato da parte della Cina contro l'isola potrebbe giustificare un intervento militare diretto o indiretto del Giappone, scatenando una dura reazione da parte di Pechino, che considera Taiwan come parte integrante del proprio territorio.
Il governo nipponico, pur mantenendo relazioni non ufficiali con Taipei, aderisce da decenni al principio della "politica di una sola Cina" enunciato nel comunicato del 1972. Tuttavia, negli ultimi anni Tokyo ha intensificato i richiami alla sicurezza regionale, allineandosi sempre più alle preoccupazioni espresse dagli alleati occidentali circa il crescente espansionismo di Pechino nella regione dell'Asia Pacifico.
Dal canto suo, la Cina ha convocato l'ambasciatore giapponese a Pechino, Kenji Kanasugi, e ha chiesto alla premier Sanae Takaichi di ritrattare le sue recenti dichiarazioni sul potenziale coinvolgimento militare di Tokyo in caso di un'emergenza a Taiwan, alla base di un durissimo scontro diplomatico tra i due Paesi.
Lo ha riferito il ministero degli Esteri di Pechino, secondo cui l'incontro è avvenuto giovedì ed è stato presieduto dal vice ministro Sun Weidong. L'ambasciata nipponica, da parte sua, ha comunicato che Kanasugi ha illustrato la posizione del Giappone sulla questione che sta infiammando le relazioni bilaterali.
Stando al Quotidiano del Popolo, la voce del Partito Comunista Cinese, il Giappone sta cercando di rilanciare "il suo militarismo bellico" e di ripetere gli errori della storia con le dichiarazioni della premier Sanae Takaichi sull'eventuale intervento di Tokyo in caso di un'emergenza a Taiwan. In un durissimo commento pubblicato con lo pseudonimo Zhong Sheng (la 'voce della Cina'), usato per esprimere opinioni sulla politica estera, ha affermato che le osservazioni di Takaichi non erano affatto una "invettiva politica isolata".