La premier giapponese Sanae Takaichi intende prendere tempo prima di pronunciarsi sul mantenimento dei "tre principi fondanti sul nucleare": quelli di "non detenere", "non fabbricare" e "non consentire l'introduzione di armi atomiche nel Paese"; un atteggiamento che suscita la preoccupazione dei partiti all'opposizione e gli osservatori internazionali.
In una interrogazione parlamentare della commissione di Bilancio, alla Camera bassa, Takaichi si è limitata a dichiarare che "al momento l'esecutivo mantiene tali principi come orientamento politico", aggiungendo però di non essere "ancora nella fase in cui si possa confermare il loro status futuro". La posizione della premier, considerata una esponente di punta della destra conservatrice, si va delineando mentre il governo si appresta a rivedere la Strategia di sicurezza nazionale entro il 2026 e altri due documenti fondamentali, già aggiornati nel 2022, con una linea a quanto pare concordata con Washington in tema di sicurezza. La stampa nipponica fa notare come le ambiguità della premier non siano casuali. Nel suo libro del 2024, Kokuryoku Kenkyu ("Studio del potere nazionale"), Takaichi infatti aveva esplicitamente contestato la formulazione allora adottata dal governo, ritenendo irrealistico il divieto di introdurre armi nucleari se il Giappone dovesse fare affidamento sull'impegno di Washington di difendere l'arcipelago, utilizzando l'intero spettro delle proprie capacità militari, comprese quelle nucleari. "Anche in una crisi estrema la formula 'aderire ai tre principi' potrebbe diventare un ostacolo" scriveva Takaichi. Una presa di posizione che allarma l'opposizione: secondo il partito della sinistra, Reiwa Shinsengumi, "i tre principi non nucleari sono politica di Stato, e non possono essere modificati da una sola decisione del premier o del governo". Il dibattito in corso assume particolare rilevanza in un contesto di crescente pressione strategica da parte della Casa Bianca, che vede l'espansione militare della Cina nell'Asia-Pacifico come la principale minaccia alla sua egemonia, e frequenti test missilistici e nucleari della Corea del Nord. Pur essendo l'unico Paese al mondo ad aver subìto bombardamenti atomici, a Hiroshima e Nagasaki nel 1945, il Giappone ha scelto di fondare la propria sicurezza sull'ombrello di difesa Usa, mantenendo formalmente una dottrina non nucleare. Un'indagine condotta dall'Università di Tokyo lo scorso febbraio, alla domanda "Il Giappone dovrebbe sviluppare armi nucleari proprie?", il 39,2% delle persone si è detto contrario, mentre il 23,7% ha espresso parere favorevole. Nello stesso sondaggio, sulla eventualità di ospitare armi nucleari statunitensi, il 36,9% ha risposto di essere "in disaccordo" o "abbastanza contrario", con appena il 22,1% che condivide la scelta.