I democratici esultano per lo "strike" di vittorie nelle elezioni del 4 novembre, a partire da quelle più importanti per la guida di New York, della Virginia e del New Jersey. Ma anche per la Corte suprema in Pennsylvania e la ridistribuzione dei collegi elettorali in California, che rilancia le ambizioni presidenziali del governatore Gavin Newsom.
I big del partito e la base leggono segni di reazione, ripresa e speranza in vista delle elezioni di Midterm nel novembre 2026, dove aspirano a riconquistare almeno la Camera: un traguardo che consentirebbe loro di bloccare l'agenda di Donald Trump e probabilmente di lanciare qualche nuovo impeachment per azzopparlo.
Storicamente il partito del presidente perde seggi alla House nelle elezioni di metà mandato, ma peserà anche la contabilità finale della ridistribuzione partigiana dei collegi in vari Stati, quel "gerrymandering" caldeggiato da Trump negli Stati repubblicani cui stanno rispondendo in modo simmetrico vari Stati blu come il Golden State.
E inciderà anche la resa dei conti nel partito: da un lato l'ala progressista di Bernie Sanders, Alexandra Ocasio-Cortez e, ora, Zohran Mamdani, neo sindaco della Grande Mela; dall'altra l'establishment moderato cui appartengono big come il suo sfidante Andrew Cuomo (con cui è finita una dinastia politica), l'ex speaker Nancy Pelosi (ma a breve potrebbe annunciare il ritiro) e i leader al Senato Chuck Schumer e alla Camera Hakeem Jeffries, che però si sono divisi su Mamdani (col primo che non ha dato il suo endorsement).
Anche le due neo governatrici democratiche di Virginia e New Jersey, Abigail Spanberger e "Mikie" Sherrill, si definiscono moderate, offrendo ai democratici una via alternativa. In mezzo Barack Obama, che ha fatto campagna per le due candidate ma ha apprezzato pure Mamdani, fiducioso nella possibilità di vincere "quando ci uniamo attorno a leader forti e lungimiranti, che hanno a cuore le questioni importanti".
La vittoria di Mamdani è un vero terremoto per il partito perché ha fatto emergere un leader giovane e carismatico con un potente messaggio di solidarietà interclassista che minaccia non solo Donald Trump ma anche i democratici, da tempo lontani dalla working class e sempre più sedotti da lobby e plutocrati.
"Partendo dall'1% nei sondaggi, Mamdani ha realizzato uno dei più grandi sconvolgimenti politici nella storia americana moderna", ha commentato Sanders. "Sì, noi possiamo ("Yes, we can", espressione obamiana, ndr) creare un governo che rappresenti i lavoratori e non l'1%", ha aggiunto. "Per quanto buio sia questo momento, per quanto difficile possa essere, tutto è ancora possibile in America", gli ha fatto eco Ocasio-Cortez. Entrambi hanno dichiarato guerra alla "casta".
Certo, Trump proverà ad usare Mamdani a Midterm come spauracchio della deriva comunista dei democratici. Ma non è detto che il messaggio risuoni nei singoli collegi elettorali, dove le sfide saranno tra candidati locali con profili che variano da zona a zona.