"È motivo di fierezza, questa vittoria che apre un nuovo capitolo nel processo di consacrazione della marocchinità del Sahara". Quando re Mohammed VI appare in tv, alle 21, per un discorso a reti unificate, pochi minuti dopo l'ok del consiglio di Sicurezza Onu alla risoluzione sul Sahara Occidentale, nella case si fatica a sentirlo. Caroselli di auto e clacson che suonano all'impazzata coprono ogni altro suono. "Oramai - continua il re del Marocco - ci sarà un prima e un dopo il 31 ottobre 2025. È arrivato il tempo di un Marocco unito che si estende da Tangeri a Lagouira".
Il discorso, carico di tensione, mostra un re affaticato, non al massimo delle sue forze fisiche, ma è un sovrano soddisfatto quello che parla con voce stanca e fiera. Potevano bastare nove voti per far passare la risoluzione. Gli undici sì accordati sono il frutto di una lunga e pressante diplomazia che negli anni ha saputo conquistare il sostegno di 120 paesi. Ora si passa alla fase dello sviluppo delle province del sud.
A Smara e Layoune, i centri principali a ridosso dei territori contesi, fervono i lavori. In questi giorni il Marocco si appresta a festeggiare i 50 anni della Marcia verde, quando il 6 novembre 1975 circa 350 mila marocchini disarmati, rispondendo all'appello del re Hassan II, marciarono nel territorio del Sahara occidentale, allora sotto il controllo spagnolo, per affermare la sovranità del Marocco.
Ministri, amministratori, accademici e leader della società civile di tutta l'Africa, in questi giorni e proprio nelle due città, si sono riuniti a convegno. Durante i lavori si è parlato di ingiustizie storiche subite dagli africani e delle loro diaspore, di colonizzazione, di schiavitù e di risorse espropriate che continuano a lasciare il segno sulla società. Giustizia riparativa o soluzione legale? Gli accordi firmati tra le rispettive camere di commercio e il Marocco parlano prima di scambi economici, culturali bilaterali e multilaterali. Re Mohammed VI ringrazia l'Africa che ha sostenuto il piano di Rabat ma chiude il discorso con un ringraziamento speciale al presidente Usa Donald Trump, che per primo ha aperto la possibilità a Rabat, e senza alcun spirito di vendetta tende la mano al presidente algerino e a Polisario, perché dice, "il Marocco non vuole brandire questa vittoria come un trofeo, né accentuare possibili divisioni".