Estero

Gli Usa spingono il Giappone a rafforzare la difesa contro la Cina

Washington propone di portare la spesa per la difesa al 3,5% del Pil; esperti chiedono priorità a capacità operative e coordinamento con gli Usa

27 ottobre 2025
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Cresce la pressione statunitense sul Giappone affinché rafforzi la propria difesa di fronte a una Cina considerata sempre più assertiva nella regione dell'Indo-Pacifico.

In attesa dell'arrivo del presidente Donald Trump a Tokyo, sui media conservatori nipponici si moltiplicano gli appelli formulati da Washington per un impegno militare giapponese più deciso. Tra questi, John Moolenaar, presidente della Commissione speciale della Camera dei Rappresentanti Usa sulla competizione strategica con il Partito Comunista cinese, ha invitato Tokyo ad adeguare il proprio bilancio della difesa "alla realtà delle minacce presenti nell'Asia-Pacifico". Secondo Moolenaar, "la crescente aggressività della Cina contro i nostri amici e alleati" richiede che il Giappone — anche in virtù del suo peso economico — proietti una forza militare in grado di scoraggiare eventuali coercizioni di Pechino. L'amministrazione statunitense avrebbe proposto che Tokyo porti la spesa per la difesa al 3,5% del Pil, ben oltre il 2% previsto dal governo giapponese. Un piano che sarà discusso dalla nuova premier Sanae Takaichi con il presidente Trump. Tuttavia, non tutti a Washington ritengono che la discussione debba concentrarsi solo su parametri economici. Ely Ratner, già assistente segretario alla Difesa per la sicurezza indo-pacifica durante l'amministrazione Biden, sostiene che "una visione limitata alla percentuale del Pil" non risponde alla domanda più importante, che implica un'assegnazione di ruoli specifici al Paese alleato. Secondo l'ex funzionario, oggi membro del think tank bipartisan Marathon Initiative, sarebbe "più utile discutere di capacità e integrazione operativa" che di cifre astratte. Ratner ha accolto con favore la revisione del 2022 della strategia di sicurezza giapponese, che ha introdotto la cosiddetta capacità di contrattacco, ma ha avvertito che "restano molte riforme necessarie", in particolare un miglior coordinamento del comando con le forze statunitensi, che al momento "operano in parallelo". L'ex responsabile della politica cinese al Pentagono ha inoltre espresso preoccupazione per i segnali che Washington potrebbe inviare a Pechino in merito a Taiwan, dopo il rinvio di alcuni colloqui e aiuti militari all'isola: "Un messaggio ambiguo può essere pericoloso e spingere la Cina a testare la determinazione americana". Ratner ha infine invitato l'amministrazione Trump a coordinare meglio le proprie politiche commerciali e di difesa, osservando che le tensioni economiche con gli alleati "riducono la capacità di cooperare sul piano strategico".