Estero

Migranti e popoli derubati,il grido del Papa americano

23 ottobre 2025
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Un lungo discorso, interrotto da applausi e ovazioni. Papa Leone con i movimenti popolari pronuncia nell'Aula Paolo VI parole forti, tra le più incisive e dure di questi primi sei mesi di Pontificato.

Accusa senza giri di parole gli Stati che respingono i migranti, e i politici che addirittura se ne vantano, chiede per tutti un tetto, un lavoro, una terra. Accusa chi deruba e sfrutta i popoli, parla delle crisi climatiche che mettono in ginocchio i più poveri e punta anche il dito contro le case farmaceutiche perché il fentanyl uccide e non è solo una questione di trafficanti di droga.

Invece premia le ong che salvano i naufraghi in mare perché aiutare i migranti è "Vangelo", "non ideologia". E, sulla scia di Papa Francesco, promuove a pieno i movimenti popolari: "Che Egli - dice Leone pregando Dio -, nella sua infinita bontà, vi dia il coraggio di una profezia evangelica, la perseveranza nella lotta, la speranza nel cuore, la creatività poetica".

"Mi incoraggia vedere come i movimenti popolari, le organizzazioni della società civile e la Chiesa stiano affrontando queste nuove forme di disumanizzazione, testimoniando costantemente che chi si trova nel bisogno è nostro prossimo, nostro fratello e nostra sorella. Questo vi rende campioni dell'umanità - ha detto Prevost rivolto ai movimenti popolari guidati dal card. Michael Czerny e don Mattia Ferrari -, testimoni della giustizia, poeti della solidarietà". "Questo è un antidoto contro un'indifferenza strutturale che si va diffondendo e che non prende sul serio il dramma di popoli spogliati, derubati, saccheggiati e costretti alla povertà".

Se l'Esortazione apostolica 'Dilexi te' aveva già sottolineato una continuità tra Bergoglio e Prevost sui temi riguardanti la povertà, il discorso di oggi pomeriggio nell'Aula Paolo VI sembra inaugurare la stagione del Papa "sociale" che, come lui stesso ricordato, aveva scelto il nome Leone per rendere omaggio a Leone XIII e alla sua enciclica "Rerum Novarum". Ma oggi le "cose nuove", ricorda il Papa americano, sono diverse da allora, anche se restano nel mondo troppi "scartati".

"Chiedere terra, casa e lavoro per gli esclusi è una 'cosa nuova'? - ha chiesto il Papa - Visto dai centri del potere mondiale, certamente no; chi ha sicurezza finanziaria e una casa confortevole può considerare queste richieste in qualche modo superate. Le cose veramente 'nuove' sembrano essere i veicoli autonomi, oggetti o vestiti all'ultima moda, i telefoni cellulari di fascia alta, le criptovalute - ha detto ancora il Pontefice - e altre cose di questo genere. Dalle periferie, però, le cose appaiono diverse".

Quindi dà ai movimenti popolari, quelli che ai tempi di Leone XIII erano i sindacati che stavano nascendo, un preciso mandato: "Questa è la prospettiva che desidero trasmettere: le cose nuove viste dalla periferia e il vostro impegno che non si limita alla protesta, ma cerca soluzioni. Le periferie spesso invocano giustizia e voi gridate non 'per disperazione', ma 'per desiderio': il vostro è un grido per cercare soluzioni in una società dominata da sistemi ingiusti".