La legge prevede fino a 37 giorni l'anno con aumento del 40% su base volontaria; opposizione e sindacati protestano
Una delle più controverse riforme del lavoro in Grecia ha ottenuto il via libera: il parlamento ellenico ha detto sì al disegno di legge, sostenuto dai conservatori di Nea Dimokratia, che consente, a determinate condizioni, di lavorare 13 ore al giorno per lo stesso datore di lavoro.
Dopo un dibattito fiume di oltre due giorni in Aula, il disegno di legge è stato approvato con 158 voti a favore (nel parlamento composto da 300 seggi) dei deputati di Nea Dimokratia, il partito al governo, e di due parlamentari indipendenti.
I due scioperi generali indetti questo mese dai principali sindacati ellenici, e le proteste dell'opposizione contro quello che è stato definito "un ritorno al Medioevo dei diritti" non hanno intaccato il progetto del partito al governo, che detiene la maggioranza in Aula. 109 parlamentari si sono detti contrari, mentre i deputati di Syriza hanno abbandonato per protesta i seggi prima del voto.
"Non legalizzeremo questo mostro, questa deregolamentazione che attacca i diritti fondamentali conquistati con il sangue dalle altre generazioni", ha tuonato il portavoce del gruppo parlamentare di Syriza Christos Giannoulis, al termine di un dibattito accesissimo. "Con questa legge istituzionalizzate lo sfruttamento, aumentate l'orario di lavoro e peggiorate la qualità della vita dei dipendenti", è andato all'attacco anche il deputato socialista del Pasok, Pavlos Christidis.
La nuova legge stabilisce che i dipendenti nel settore privato potranno essere impiegati dallo stesso datore di lavoro per 13 ore al giorno (oltre quindi le consuete 8 ore) per non più di 37 giorni all'anno, in base a un accordo volontario. Il lavoro extra sarà retribuito con un aumento della paga del 40%.
Festeggia, invece, il via libera alla riforma la ministra del Lavoro Niki Kerameos. In parlamento ha ribadito come la normale giornata lavorativa di 8 ore non viene intaccata dalla legge, che promuove "un mondo del lavoro più flessibile".
Secondo i media ellenici, la riforma viene incontro alle esigenze di molte imprese a corto di personale nel periodo estivo, quando il settore del turismo - da cui la Grecia fa dipendere circa il 15% del proprio Pil - è in piena attività. Già l'estate scorsa, la Federazione panellenica dei Lavoratori del settore alimentare e turistico (Poeet) aveva lanciato l'allarme su circa 80mila posti vacanti.
A detta dei sindacati, la nuova riforma avrà ricadute molto pesanti sulla vita degli impiegati. "La legge appena approvata è una pietra tombale sui nostri diritti", spiega all'ANSA Giorgos Stefanakis, presidente del sindacato dei lavoratori nel settore del Turismo di Pame, il Fronte sindacale greco di sinistra, tra i maggiori animatori delle proteste di questo mese.
"Sulla carta si tratta di 13 ore, ma va conteggiato anche il tempo per arrivare sul posto di lavoro e tornare a casa. In pratica, ci chiedono di uscire dalle nostre abitazioni alle otto di mattina e di tornarci alle dieci di sera. Significa non avere assolutamente tempo libero per condurre una vita dignitosa, in cui passare del tempo con gli amici e la famiglia", sostiene il sindacalista.
La ministra del Lavoro Kerameos ha insistito più volte sul fatto che l'impiego extra interesserà, in media, tre giorni al mese, e può avvenire solo su base volontaria, ma secondo i sindacati in molte occasioni i lavoratori non potranno dire di no, a causa del potere esercitato dal datore di lavoro.
"E tutte queste ore in più peseranno anche sulla nostra salute: già l'anno scorso 150 persone sono morte sul luogo di lavoro", commenta Stefanakis. "Nel resto d'Europa si sta diffondendo il dibattito su lavorare meno ore, non di più: la Grecia, invece, va esattamente nella direzione opposta", conclude.