Dopo l'assoluzione degli analisti Christopher Cash e Christopher Berry, Tory e LibDem sollecitano i documenti forniti al Crown Prosecution Service; la decisione spetta al governo
Il governo laburista del premier Keir Starmer è sempre più sotto pressione nel Regno Unito per il caso dei due analisti britannici, Christopher Cash e Christopher Berry, scagionati nel processo per il sospetto di spionaggio a favore della Cina in seguito al diniego, da parte dell'esecutivo, di potenziali elementi di prova alla procura.
I partiti di opposizione, come i Tory e i LibDem, hanno infatti chiesto la pubblicazione dei documenti forniti dal governo al Crown Prosecution Service (CPS) nell'ambito del procedimento legale, ora che non è più in corso e quindi non ci sarebbero ostacoli.
"Il materiale in essi contenuto non è di nostra proprietà ed è compito del governo, indipendentemente dal CPS, valutare se renderlo pubblico o meno", ha dichiarato la procura. La patata bollente è quindi nelle mani del primo ministro, che deve gestire questo caso rispetto al quale, come emerso in precedenza, è stata determinante la posizione adottata dal Labour nei confronti della Cina, non etichettata come "minaccia alla sicurezza nazionale" nell'ambito del disgelo dei rapporti con Pechino portato avanti da Sir Keir da quando è premier.
Starmer si era difeso dalle accuse affermando che la decisione di inserire il Dragone nella lista nera dei Paesi ostili avrebbe dovuto essere presa, ai fini del processo contro gli analisti (di cui uno, Cash, è un ex assistente parlamentare Tory), durante la precedente amministrazione conservatrice, in quanto l'incriminazione dei due risale ad aprile 2024. Questo però non riguarda le ripetute richieste di chiarezza fatte dalle opposizioni sul comportamento dell'attuale esecutivo, già in crisi di consensi e in difficoltà su diversi dossier, dall'economia al controllo dei confini.