Sale la tensione tra gli Usa e la Cina che allargano lo scontro ai porti. Scattano infatti i nuovi regimi reciproci di riscossione delle tasse all'attracco di navi di proprietà o gestite da imprese, organizzazioni e individui nei rispettivi scali.
E in un clima lontano dalla de-escalation, Pechino continua a sparare ad alzo zero all'indirizzo di Washington: "Sulla questione delle guerre tariffarie e commerciali, la posizione della Cina rimane coerente. Se volete combattere, combatteremo fino alla fine; se volete negoziare, la nostra porta rimane aperta", ha tuonato un portavoce del ministero del Commercio, sulle minacce di Donald Trump per i dazi aggiuntivi al 100% su tutto il made in China dopo la stretta di Pechino all'export di terre rare.
Il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, abbandonando i toni concilianti di lunedì, ha accusato il Dragone di danneggiare l'economia mondiale con i controlli radicali alle spedizioni di minerali essenziali per la produzione hi-tech.
In un'intervista al Financial Times, Bessent ha detto che la stretta è un "segnale di quanto è debole la loro economia. Vogliono trascinare tutti gli altri giù con loro. Forse c'è qualche modello di business leninista in cui far male ai propri clienti è una buona idea. Se vogliono rallentare l'economia mondiale, sono quelli che saranno i più colpiti. Sono nel mezzo di una recessione-depressione e stanno cercando di esportarla". Toni pesanti che gettano ombre sull'ipotesi che i presidenti Trump e Xi Jinping possano incontrarsi a fine mese in Corea del Sud, a margine del forum dell'Apec.
Intanto, sui porti, gli Usa hanno annunciato ad aprile che avrebbero cambiato le politiche dopo che l'indagine ai sensi della Sezione 301, sulla sicurezza nazionale, ha rilevato "l'irragionevole predominio" di Pechino, allo scopo di limitare l'abilità cantieristica mandarina e di rafforzare le capacità americane.
Il Dragone ha perso terreno nella costruzione di navi, ma la scorsa settimana ha messo a punto una ritorsione modellata sulla mossa americana per poter, ha affermato il ministero dei Trasporti, "tutelare gli interessi dell'industria navale cinese". Diverso, tuttavia, l'impatto: il think tank americano Csis ha stimato che nella cantieristica gli Usa abbiano una quota mondiale dello 0,1% a fronte di oltre il 50% della Cina.
Le tasse portuali di Trump costeranno miliardi ai gruppi cinesi delle spedizioni via container. Ad esempio, Hsbc e Citigroup hanno previsto, rispettivamente, un salasso da 1,5 a 2,1 miliardi di dollari nel 2026 per Cosco e uno fino a 654 milioni per Orient Overseas International.
Pechino, inoltre, ha deciso di sanzionare cinque filiali Usa del colosso della cantieristica sudcoreana Hanwha Ocean, accusate di aver aiutato l'indagine del governo americano ex Sezione 301. Hanwa, le cui le azioni hanno ceduto fino all'8% alla Borsa di Seul, ha offerto a Washington sostegno per rianimare il settore in America nell'ambito dei negoziati sui dazi tra Usa e Corea del Sud.
E sul caso dell'olandese Nexpedia, che fornisce chip maturi usati dall'industria dell'auto e dell'elettronica di consumo, Pechino ha assestato la prima reazione: il divieto di esportare alcuni prodotti fatti in Cina, nel Guangdong. L'azienda è finita nel controllo del governo olandese domenica per garantire all'Europa l'accesso ai chip di Nexperia, costola della cinese Wingtech. La vicenda è destinata ad agitare ulteriormente di legami tra Pechino e Bruxelles.