In principio furono l'Associated Press e il 'Golfo d'America'. Adesso sono sempre di più i media americani che provano a ribellarsi alle regole restrittive imposte dall'amministrazione di Donald Trump e, tra questi, spunta perfino una testata vicino al mondo Maga e persino Fox News, la rete conservatrice presso la quale il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha lavorato per più di un decennio.
L'ultima battaglia riguarda proprio un ultimatum del Pentagono, che ha minacciato di ritirare l'accredito a quei giornalisti che non firmeranno il nuovo regolamento. Washington Post, New York Times, Atlantic, Cnn, Guardian, National Public Radio, The Hill e NewsNation, insieme alla rivista specializzata Breaking Defense e al sito conservatore Newsmax, hanno già annunciato che non accetteranno il diktat di Pete Hegseth.
In pratica, il segretario alla Difesa, finito nella bufera più di una volta nei mesi scorsi per varie fughe di notizie ma anche per aver condiviso piani riservati su una chat poco sicura, ha stabilito che i giornalisti non possono ottenere o sollecitare alcuna informazione che non sia stata esplicitamente autorizzata dal Pentagono.
Tutti i rappresentanti dei media che non firmeranno, ha avvertito il segretario, avranno 24 ore di tempo per consegnare le proprie credenziali e lasciare il dipartimento. La minaccia ha provocato una levata di scudi anche tra reporter d'orientamento più conservatore.
"Le restrizioni indeboliscono le tutele del Primo Emendamento", ha attaccato Matt Murray, direttore esecutivo del Post. Le nuove politiche "limitano il modo in cui i giornalisti possono seguire le forze armate americane finanziate con quasi mille miliardi di dollari di tasse dei contribuenti", ha sottolineato Richard Stevenson, caporedattore del New York Times.
"Il pubblico ha il diritto di sapere come operano il governo e le forze armate". Anche Jeffrey Goldberg, il direttore dell'Atlantic che all'inizio di quest'anno si è ritrovato per caso nella chat di Hegseth, ha condannato la misura, sostenendo che viola i diritti costituzionali dei giornalisti.
D'altra parte i rapporti tra l'amministrazione e una parte dei media sono stati complicati sin dal ritorno di the Donald al potere. A febbraio, dopo che l'Associated Press si rifiutò di chiamare il Golfo del Messico 'Golfo d'America', come deciso da Trump, la principale agenzia americana fu esclusa dallo Studio Ovale e da altri luoghi controllati dalla Casa Bianca come l'Air Force One.
Ad aprile, un giudice di Washington ha revocato l'esclusione ma, lo scorso luglio, un tribunale d'appello ha confermato il bando. Anche Bloomberg e Reuters sono state vittima per un periodo dell'ostracismo di Trump, mentre nella sala stampa della Casa Bianca la portavoce Karoline Leavitt ha creato una postazione apposita per i "new media" che, quasi sempre, sono testate vicino al governo.
Per non parlare degli insulti espliciti e durissimi che Trump spesso, durante le conferenze stampa, rivolge ai giornalisti di Cnn, Abc, New York Times e altri media accusati dal presidente di essere portatori di "bufale e fake news".