Migliaia di sfollati continuano ad arrivare in quel che resta di Gaza City. Lo skyline è distrutto così come case e grattacieli, solo rovine. "È questa Gaza? È questo tutto ciò che rimane?", si dispera Sherin Abu Al-Yakhni, una degli oltre mezzo milione di persone ritornati nel nord della Striscia, secondo la protezione civile. È senza casa né riparo per i figli, senza cibo né acqua. "Ieri non sono riuscita a trovare nemmeno un goccio da bere per i bambini", spiega all'Ap.
I primi piccoli mercati di strada e qualche panetteria stanno riaprendo, subito affollati di persone in cerca di un minimo per sopravvivere, e forse anche di frammenti di vita normale. Intanto i bulldozer hanno iniziato a scavare per rimuovere detriti e macerie portando alla luce altri 117 cadaveri. Le vittime palestinesi della guerra con Israele salgono così a 67'806, secondo il bilancio del ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas.
Il giornalista gazawi Hussein Karsoua racconta lo shock di trovare la sua casa quasi completamente distrutta. "Non ci sono finestre, né porte. Non c'è più niente", dice ad Al Jazeera. Per la ricostruzione teme di dover attendere a lungo: "Continueremo a vivere nel mezzo, tra la vita e la morte, per molto tempo".
Le Nazioni Unite stimano che l'83% degli edifici della città è stato distrutto, in parte o interamente. I detriti da rimuovere nell'intera Striscia sarebbero 61 milioni di tonnellate l'equivalente di quindici piramidi di Giza o 25 Torri Eiffel.
Oltre alle case, mancano scuole e ospedali. Il 92% degli edifici scolastici dovrà essere completamente ristrutturato e 125 ospedali e cliniche sanitarie sono stati bombardati. Anche la rete idrica è al collasso, acquedotti, desalinatori e fognature sono stati danneggiati, lasciando il 96% delle famiglie in condizioni di insicurezza idrica. E manca anche l'elettricità.
Fame e sete hanno ucciso come le armi. Per molti la fine della guerra coincide la speranza di riempire finalmente lo stomaco. "I miei figli sono felici soprattutto perché finalmente arriveranno carne e pollo", dice Marwan al-Madhun all'Afp, dopo due anni di sacrifici.
Oltre 500 camion sono in arrivo e i primi sono entrati dopo i rigidi controlli israeliani al confine con l'Egitto ma molti sono ancora in attesa al valico di Rafah. Le fotografie, diffuse dai media internazionali, mostrano casi di saccheggio dei carichi, a Khan Yunis, da parte della popolazione affamata.
Al Jazeera descrive code per l'acqua potabile e il cibo che si snodano attraverso i quartieri di Gaza City, con la gente che tiene in mano pentole e contenitori nella speranza di ricevere qualcosa. Negli ultimi mesi la maggior parte degli aiuti è stata fornita solo dalla controversa Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), con il sostegno degli Stati Uniti e di Israele. Ora i siti della Ghf sono chiusi a riprova che l'organizzazione non ha funzionato nella distribuzione oltre alle centinaia di uccisioni, mille per l'Onu, di gente in fila nei centri di distribuzione.