Estero

Centrodestra chiude accordo sulle regionali, Veneto alla Lega

Salvini candida il vice Alberto Stefani per il dopo-Zaia; Fratelli d'Italia rivendica la Lombardia per il 2028 e fissato il mini election-day

8 ottobre 2025
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La tensione dura fino all'ora di cena, dopo che per tutta la giornata si erano rincorse le voci che sì, finalmente, si stava per chiudere: dopo mesi di tira e molla - con i territori sull'orlo della crisi di nervi - Matteo Salvini riesce a mantenere la guida del Veneto, candidando il suo vice, Alberto Stefani, per il dopo-Zaia. Ma FdI incassa il diritto di rivendicare la Lombardia nel 2028, visto che indicare il nome - come recita una sua dichiarazione piuttosto arzigogolata - spetterà al partito "con il più recente maggiore peso elettorale" nel territorio "precedente le elezioni". Cioè, salvo capovolgimenti, a Giorgia Meloni, visto che FdI oggi è il primo partito della coalizione in Lombardia - certificato da ultimo anche alle europee. A decidere questo derby saranno, insomma, le politiche del 2027.

La parola fine, per quella che è stata una vera e propria telenovela per tutta l'estate, l'ha messa una nota congiunta che ha ufficializzato il terzetto per il mini election-day di fine novembre (il civico Luigi Lobuono per la Puglia e il viceministro agli Esteri di FdI Edmondo Cirielli in Campania). Nota arrivata dopo riunioni incrociate, telefonate e incontri per calibrare pesi e contrappesi di una scelta, non del tutto indolore da entrambe le parti, ma che punta a mantenere il più possibile tranquilla la navigazione del governo, che la premier vuole portare a fine legislatura.

Prima si vedono i luogotenenti dei partiti di maggioranza per sistemare il pasticcio campano, dopo che tra Fi e FdI erano volati gli stracci. Gli azzurri hanno fatto resistenze multiple al meloniano doc Cirielli, che ha pubblicamente reso omaggio a Silvio Berlusconi (richiesta che era arrivata dal coordinatore regionale di Fi Fulvio Martusciello) mentre contestualmente Maurizio Gasparri dava la sua benedizione alla corsa del viceministro. Con buona pace se poi, in caso di sconfitta, non si dimetterà per rimanere in consiglio regionale. Il suo era il nome più forte, insistono i meloniani, che sperano con lui almeno di non "perdere male" la sfida con Roberto Fico, come invece si teme in Puglia dove per il centrosinistra corre "mister preferenze" Antonio Decaro.

L'ultimo scoglio da superare restava, in sostanza, quello del dopo-Zaia. Il giovane vice di Salvini era da mesi l'unico nome sul tavolo e nemmeno dieci minuti dopo il via libera ufficiale già si dice pronto ad "amministrare la regione in continuità con l'ottimo lavoro di Luca Zaia". Salvini aveva detto che sperava di chiudere con "dieci minuti al telefono", invece è servito un confronto tra tutti i leader, a margine del lungo vertice di maggioranza sulla manovra a Palazzo Chigi, e pure, raccontano, un ulteriore faccia a faccia con la premier, che già aveva incontrato a casa sua venerdì scorso (con Giancarlo Giorgetti dicono i bene informati, ma non se ne hanno conferme ufficiali). I due avrebbero limato anche il pacchetto di compensazioni sul territorio da affiancare alla dichiarazione sulla Lombardia, che inizialmente si sarebbe valutato di inserire nella nota congiunta per poi optare per la dichiarazione del solo leader leghista. Il nuovo presidente del Veneto - dove la partita in favore del centrodestra è data per scontata da tutti - sarà quindi leghista ma Fratelli d'Italia, primo partito della coalizione agli ultimi test di politiche ed europee e pure con percentuali tra le più alte d'Italia, avrà un peso diverso dall'attuale nel governo della Regione. Oltre alla vicepresidenza, ai meloniani dovrebbero andare sei assessorati (o cinque con il presidente del Consiglio regionale) e alcune delle deleghe di peso come bilancio e sanità. Al momento è la fine di una lunga partita a scacchi con vista Pirellone, anche se i leghisti lombardi sembrano intenzionati a insistere fino all'ultimo per non cedere il candidato agli alleati.