Niente Gaza per la Global Sumud Flotilla (GSF), giunta dopo settimane di navigazione tutt'altro che tranquilla nella zona a rischio. Ad un centinaio di miglia dalle coste della Striscia, la Marina israeliana si prepara nella notte a prendere il controllo delle 45 imbarcazioni umanitarie che ospitano circa 500 attivisti (tra cui svizzeri). Fonti militari di Tel Aviv temono scontri e un possibile incidente durante l'operazione che non si annuncia semplice visto il grande numero di barche coinvolte.
Tutto come previsto, dunque. Israele aveva promesso che avrebbe fatto rispettare il blocco navale che ha imposto sulle acque di Gaza. Ed ha approntato un massiccio dispositivo per fermare la GSF, mentre naviga in acque internazionali.
Secondo il piano, riferisce Channel 12, la Marina e l'esercito (IDF) fermeranno i partecipanti in mare aperto e li consegneranno alla polizia nel porto di Ashdod. Da lì saranno trasferiti con mezzi della polizia e del servizio penitenziario al carcere di Ketziot, dove verranno presi in carico dal personale carcerario.
In seguito verranno espulsi nei loro paesi d'origine; coloro che si opporranno saranno processati da un tribunale speciale composto da funzionari del ministero dell'interno, poiché la loro definizione giuridica è di aver operato "ingressi illegali" in Israele e non saranno dunque condotti davanti a un tribunale ordinario.
Il capo della polizia Dany Levi ha approvato il piano operativo. All'operazione prenderanno parte circa 600 agenti appartenenti a unità di frontiera e altre unità speciali. Hanno istruzioni a non usare la "forza letale", ma in una situazione così complicata le incognite sono tante.
Un alto ufficiale israeliano ha detto a Channel 12 che "ci stiamo preparando in anticipo a provocazioni". "Si tratta di un'operazione sensibile e complessa, alcuni dei partecipanti sono figure delicate come parlamentari e celebrità di fama mondiale. L'intera operazione sarà quindi molto complicata". E ha aggiunto che la polizia dispone di informazioni di intelligence secondo cui alcuni attivisti pro-palestinesi cercheranno di opporsi con la forza e persino di attaccare i militari israeliani.
Il sistema sanitario israeliano si prepara intanto schierando tre ambulanze di terapia intensiva e cinque regolari. Quattro ospedali sono stati messi in stato di allerta: l'ospedale Assuta di Ashdod, il Barzilai di Ashkelon, il Kaplan di Rehovot e lo Shamir-Assaf Harofeh di Be'er Yaakov.
Nel pomeriggio, a 180 miglia da Gaza, la fregata militare italiana Alpino inviata per dare assistenza ha comunicato alla flotta che alle 02.00 locali (la 01.00 in Svizzera), ora in cui la distanza si accorcerà a 150 miglia, la nave si sarebbe fermata "per non pregiudicare in alcun modo le garanzie di sicurezza delle persone imbarcate". È la linea rossa che non si può oltrepassare senza entrare in rotta di collisione con l'esercito israeliano.
La nave della Marina italiana ha dato disponibilità ad accogliere persone che volessero trasferirsi. Messaggio accolto male dalla GSF, che ha replicato: "questa non è protezione. È sabotaggio. È un tentativo di demoralizzare e dividere una missione pacifica e umanitaria. Il blocco di Israele è illegale ed il silenzio del mondo intollerabile."
Nel frattempo Tel Aviv fa sapere di aver trovato documenti ufficiali che proverebbero come Hamas sia coinvolto "direttamente nel finanziamento della flottiglia Sumud". Vengono citati tra gli appartenenti all'organizzazione Zaher Birawi, capo del settore Hamas della Conferenza per i palestinesi all'estero nel Regno Unito, noto come leader delle flottiglie negli ultimi 15 anni, e Saif Abu Kashk, CEO di Cyber Neptune, una società in Spagna che possiede dozzine di navi che partecipano alla flottiglia.
"Queste navi sono segretamente di Hamas", scrive l'IDF pubblicando i documenti. La portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, chiede che "gli atti vengano consegnati integralmente a organismi indipendenti: finché non accade, è propaganda, non prova. Siamo una missione civile e umanitaria, sotto gli occhi dell'Europa e del mondo".