Estero

Un anno dopo la morte di Nasrallah Hezbollah non si disarma

Nonostante bombardamenti israeliani e la pressione di Beirut e degli Stati Uniti, il partito conserva consenso e parte del suo arsenale

26 settembre 2025
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Un anno dopo la clamorosa decapitazione da parte di Israele dei vertici di Hezbollah, con la duplice uccisione dello storico leader Hasan Nasrallah e del suo designato successore Hashem Safieddin, il partito armato libanese tenta con fatica di rialzare la testa, nonostante i quotidiani bombardamenti israeliani e l'ostilità del governo di Beirut, incaricato dagli Stati Uniti di disarmare il Partito di Dio.

A un anno di distanza e mentre Israele ha colpito nuove località nella Bekaa libanese, gli equilibri del Medio Oriente appaiono stravolti a netto favore dello Stato ebraico e degli Usa a scapito dell'Iran e dei suoi alleati, Hezbollah e Hamas in prima fila.

Ma qualcosa è rimasto immutato: la determinazione della base popolare di Hezbollah - gran parte degli sciiti del Paese - e dei quadri medio-alti del partito di resistere ai progetti americani e israeliani nella regione, nonostante l'occupazione militare israeliana nel sud e la devastazione di ampie regioni.

Dopo gli attacchi israeliani con i cerca persone e i walkie-talkie di metà settembre di un anno fa e nel mezzo dell'escalation militare israeliana, poco prima del tramonto del 27 settembre 2024, l'aviazione dello Stato ebraico gettò in una manciata di secondi circa 80 ordigni capaci di perforare i più protetti bunker del partito. In uno di questi, 60 metri sotto terra, si erano rifugiati Nasrallah, Safieddin, alti comandanti militari di Hezbollah, oltre al vice dei Pasdaran iraniani, Abbas Nilforoushan.

Il corpo di Nasrallah - racconta l'agiografia ufficiale - fu ritrovato diversi giorni dopo ma ancora intatto: l'anello annerito al dito, il busto e il capo riversi sul tavolo come se il sayyid - venerato «discendente del profeta» - non fosse mai morto. Ma solo addormentato.

A un anno di distanza e mentre il governo deve ancora rimuovere le macerie nella periferia sud di Beirut, l'immagine di Nasrallah e quella di Safieddin, accoppiati e sorridenti, proiettate sugli Scogli dei Piccioni - icona di ogni cartolina libanese - assieme alla voce registrata del Sayyid, riprodotta dagli altoparlanti sul lungomare della capitale libanese, hanno per pochi istanti riportato in vita il "martire dei martiri", di fronte a migliaia di seguaci del partito.

Questa iniziativa non era però stata autorizzata dal governo, che ha chiesto l'arresto degli organizzatori, segnando l'ennesima rottura nei rapporti tra lo Stato libanese e il partito: questo ha però deputati in parlamento, ministri nello stesso esecutivo e, soprattutto, dispone ancora di buona parte del suo arsenale medio e leggero. E, forse, anche di quello pesante, capace di minacciare, di nuovo, Israele.

Nel giorno in cui il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ricordato all'Onu la determinazione di Israele nel colpire Hezbollah in Libano, una delegazione del Dipartimento del Tesoro americano è al lavoro a Beirut per spingere le autorità libanesi a tagliare ogni eventuale fonte di finanziamento al Partito di Dio. L'inviato Usa nella regione, Thomas Barrack, nei giorni scorsi ha affermato che Hezbollah continua a contare su ingenti fondi iraniani. Gli Stati Uniti sono infatti convinti che, sebbene il gruppo abbia perso il corridoio terrestre siriano dopo il cambio di potere a Damasco lo scorso dicembre, il partito e la sua base siano più attivi che mai nel ricostruire la rete di servizi e potere almeno su scala locale.