Estero

The Donald incontra i leader arabi per il dopo Gaza

23 settembre 2025
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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump cerca di riavvicinarsi al mondo arabo-musulmano riunendo un gruppo ristretto di leader a margine dell'Assemblea Generale dell'Onu per presentare il piano post-bellico a Gaza. Ma per ora non riesce a fermare la guerra, rimanendo fermo sulla sua posizione, ribadita anche nel suo intervento al Palazzo di Vetro: Hamas deve liberare tutti gli ostaggi e riconoscere la Palestina non è altro che un regalo all'organizzazione estremista.

Ma il presidente francese Emmanuel Macron, artefice della svolta diplomatica sulla Palestina, replica che invece serve a isolare Hamas e lo stuzzica, avvisandolo che "il premio Nobel della pace è possibile soltanto se lui ferma questa guerra". In mezzo Hamas, che respinge le accuse di Trump e nega di essere mai stata un ostacolo al raggiungimento di un accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza: "L'amministrazione statunitense, i mediatori e il mondo intero sanno che il criminale di guerra Netanyahu è l'unica parte che ostacola tutti i tentativi di raggiungere un accordo". Intanto a Palazzo di Vetro il Consiglio di Sicurezza tiene una nuova riunione sulla situazione nella Striscia e, secondo fonti diplomatiche, Macron potrebbe a breve presentare una bozza di risoluzione per una "missione internazionale di stabilizzazione" a Gaza.

Al tavolo con il presidente degli Stati Uniti invece ci sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Egitto, Giordania, Turchia, Indonesia e Pakistan. Il tycoon presenta il suo progetto per la liberazione degli ostaggi, la tempistica per il ritiro israeliano da Gaza e una forma di governo post-bellico nella Striscia senza Hamas.

La Casa Bianca vuole che i Paesi invitati prendano parte al piano per Gaza e accettino di inviare truppe militari per una forza di stabilizzazione in modo da consentire il ritiro dell'esercito israeliano. Il tycoon starebbe anche cercando di ottenere finanziamenti arabi per ricostruire la Striscia. Si tratta di un incontro preliminare in cui i leader vogliono chiedere a Trump di fare pressione sul premier israeliano Benjamin Netanyahu affinché ponga fine alla guerra a Gaza e si astenga dall'annettere parti della Cisgiordania.

Gli Emirati hanno già chiarito alla Casa Bianca che tale annessione potrebbe portare al crollo degli Accordi di Abramo, che rappresentano il principale risultato di politica estera di Trump durante il suo primo mandato. Mentre il presidente indonesiano Prabowo Subianto ha dichiarato di essere pronto a inviare truppe militari nella Striscia come forza di mantenimento della pace. "Siamo pronti a fare la nostra parte in questo percorso verso la pace e disposti a fornire forze di peacekeeping", ha affermato, nel giorno in cui la Francia e diversi altri paesi hanno riconosciuto lo Stato di Palestina all'Onu.

Stando a quanto riferito, il piano per Gaza non è stato redatto da Israele, ma Netanyahu ne è stato informato nei dettagli. Si ritiene che il progetto preveda un futuro coinvolgimento dell'Autorità Nazionale Palestinese, cosa che Israele ha ripetutamente affermato di non tollerare, ma non prevede alcun ruolo per Hamas. Trump dovrebbe avere un incontro separato con i leader di diverse nazioni del Golfo Persico (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman, Bahrein e Kuwait), dove una questione chiave è la preoccupazione per l'attacco israeliano contro leader di Hamas in Qatar, il primo mai condotto contro uno dei paesi del Golfo.

Stando ad alcuni funzionari arabi, il gruppo vuole ottenere assicurazioni dall'amministrazione Trump che tali attacchi non si ripeteranno. Parlando in Assemblea Generale, l'emiro del Qatar Sheikh Tamin bin Hamad al Tahni ha ribadito la sua dura condanna all'attacco di Israele, definendola una "palese violazione alla nostra sovranità". "Al contrario di quanto dice Netanyahu, non è un'azione legittima, ma un atto che mina qualsiasi tentativo diplomatico" di mettere fine alla guerra a Gaza, ha proseguito, sostenendo che il premier vuole "continuare la guerra", opportunità per lui di espandere gli insediamenti.