Cresce l'attesa - fra anticipazioni e incognite - per l'inedita seconda visita di Stato nel Regno Unito del presidente americano Donald Trump, in partenza domani per Londra con la first lady Melania, sulla scia dell'invito formale ricevuto a domicilio nei mesi scorsi dal primo ministro Keir Starmer a nome di re Carlo III.
Un onore mai concesso a nessun leader internazionale nella storia moderna britannica, quello di una visita di Stato bis, a sei anni di distanza dalla precedente del 2019: quando durante la sua prima presidenza The Donald venne accolto dall'allora 93enne regina Elisabetta II.
Il menù prevede appuntamenti cerimoniali di corte in pompa magna; un summit con Starmer all'insegna di quella "relazione speciale" capace finora di passare sopra tutte le differenze politiche fra il presidente-magnate e il premier laburista; e l'ombra di qualche protesta di piazza.
Mentre a livello di contenuti vi saranno da suggellare accordi economici, tecnologici, energetici e di deregulation nella cooperazione nucleare con progetti di investimenti stimati in oltre 10 miliardi di dollari dalla Casa Bianca.
Sul fronte della politica estera si dovrà cercare un allineamento - almeno a parole - sulla strategia da seguire nei confronti della Russia di Vladimir Putin per mettere fine alla guerra in Ucraina, fra le spinte britanniche (ed europee) verso un'ulteriore escalation delle sanzioni anti Mosca e i proclami più evasivi di Trump; nonché sull'atteggiamento da tenere verso il riottoso alleato israeliano dinanzi alla devastazione nella Striscia di Gaza palestinese e all'ultimo attacco che non ha risparmiato nemmeno il fido Qatar.
Stando al programma, l'Air Force One atterrerà domani in serata e della delegazione americana faranno parte il segretario di Stato, Marco Rubio, e quello al Tesoro, Scott Bessent. A ricevere il presidente e il suo corteo vi saranno il visconte Henry Hood, Lord in Waiting di corte, a nome del sovrano, e l'ambasciatore americano Warren Stephens, che ospiterà poi i Trump per la notte nella sua residenza.
Ma la visita entrerà nel vivo mercoledì per ciò che riguarda il lato cerimoniale, con l'accoglienza solenne offerta da re Carlo e dalla regina Camilla al castello di Windsor, dove la coppia presidenziale giungerà scortata dal principe William, erede al trono, e dalla principessa Kate, fra parate militari, bande in marcia e passaggi della pattuglia acrobatica della Raf.
Per culminare giovedì con il vertice vero e proprio con Starmer e ministri vari nella residenza di campagna dei premier britannici di Chequers, anch'essa fuori Londra: scelta poiché più blindata e al riparo dagli echi delle proteste promosse a partire dal 17 nel cuore della capitale sotto lo slogan "Trump Not Welcome" dagli attivisti del collettivo Stop Trump Coalition. Vertice che chiuderà di fatto la visita la sera del 18, con ritorno negli Usa fissato il 19.
Un viaggio non privo di elementi d'incertezza e questioni potenzialmente spinose, ma che la Casa Bianca preannuncia comunque come "storico". E che Starmer - in grave crisi di consensi in patria - spera di poter risolvere in un'immagine ufficiale di esaltazione dell'armonia di fondo fra i due alleati storicamente più stretti dell'intero fronte occidentale: dopo aver chiuso prima di altri la partita sui dazi con un'intesa sul tetto del 10%.
Anche a dispetto del 'contrattempo' improvviso legato al recentissimo siluramento-shock dell'ambasciatore britannico di nomina politica a Washington, lord Peter Mandelson, ex eminenza grigia del New Labour di Tony Blair e tessitore principe in questi mesi delle relazioni bilaterali, che il primo ministro è stato alla fine costretto a scaricare per lo scandalo delle frequentazioni passate col defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein. Vicenda che insegue e imbarazza pure Trump.