Il governo Sanchez intensifica le sanzioni e richiama l'ambasciatrice di Tel Aviv in segno di protesta

Il governo spagnolo di Pedro Sanchez alza un muro contro Israele, accusandolo apertamente di "sterminare un popolo indifeso", bombardando ospedali e "uccidendo bambini innocenti per fame".
Dopo aver aperto oltre un anno fa le porte al riconoscimento dello Stato di Palestina - che sarà seguito da altri Paesi, fra i quali Francia, Regno Unito e Malta - Madrid annuncia nuove misure per "tentare di fermare il genocidio a Gaza".
Una mossa bollata come un "attacco antisemita" dal ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa'ar, che chiede agli "amici di Israele nel mondo" di unirsi e "riconoscere la pericolosità dell'attuale governo spagnolo". L'omologo iberico, José Manuel Albares, ha risposto richiamando l'ambasciatrice a Tel Aviv in segno di "energica protesta" contro le "accuse calunniose" mosse dal governo di Netanyahu.
L'escalation verbale e diplomatica arriva nel giorno in cui un attacco terrorista a una fermata di autobus a Gerusalemme Est ha provocato almeno sei vittime, fra le quali un ragazzo di 25 anni di nazionalità spagnola, da poco sposato e residente in Israele, condannato "duramente" dall'esecutivo iberico.
In un messaggio alla nazione dal Palazzo della Moncloa, Sanchez ha ribadito che, sebbene il governo spagnolo abbia sempre sostenuto il diritto di Israele e esistere e a difendersi, si sente in dovere di "cercare di fermare il massacro". "Questo non è difendersi, è sterminare un popolo indifeso e violare le leggi del diritto umanitario", ha affermato.
La dura presa di posizione si traduce in nove misure di esecuzione immediata, che consolidano l'embargo sulla vendita di armi a Israele, in vigore dall'ottobre 2023, benché alcuni contratti siano ancora attivi. Vanno dal divieto di transito nei porti spagnoli di navi che trasportano combustibile a quello di volo nello spazio aereo di velivoli con materiale di difesa, destinati alle forze armate israeliane.
Vietata l'importazione di prodotti provenienti dagli insediamenti illegali sulla Striscia e in Cisgiordania. Ma anche interdetto l'ingresso in Spagna a "tutte le persone che partecipano in maniera diretta al genocidio sulla Striscia". Aumentano anche gli aiuti umanitari per Gaza, che raggiungeranno i 150 milioni di euro entro il 2026 e il contributo all'Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa).
"Intraprendiamo nuove azioni per fermare il genocidio a Gaza, perseguire i suoi esecutori e sostenere il popolo palestinese", ha detto Pedro Sanchez, ricordando l'intensa attività diplomatica messa in atto dal suo esecutivo che sostiene la causa contro Israele presso la Corte penale internazionale di giustizia. E preme sulla Ue per la sospensione dell'accordo di associazione con Israele e per estendere le sanzioni. E con il Gruppo Madrid+, con paesi europei e arabi, spinge per un cessate il fuoco permanente e un'alleanza globale per la soluzione dei due Stati.
Le misure annunciate "non basteranno per fermare il massacro, ma speriamo possano aggiungere pressione sul primo ministro Netanyahu", ha detto il leader socialista. Che le aveva negoziate con gli alleati di Sumar, la cui leader e vicepremier, Yolanda Diaz, assieme alla ministra Sira Rego, hanno spinto per un'azione più decisa.
Ed è stato contro di loro che si sono rivolti gli strali di Israele, con il ministro Sa'ar, che ha decretato per entrambe il divieto di ingresso nel Paese, accusando il governo iberico di una "retorica carica di odio", che risale ai "crimini della Spagna contro il popolo ebraico", fra cui l'Inquisizione, le conversioni forzate e la "pulizia etnica" con l'espulsione degli ebrei nel XV secolo.
"False accuse di antisemitismo" respinte "in modo categorico" al mittente dall'esecutivo progressista, assieme all' "inaccettabile divieto a due membri del governo di Spagna". Madrid, ha richiamato a consultazione l'ambasciatrice, e ricorda, fra l'altro, la nazionalizzazione di 72.000 ebrei sefarditi
"La Spagna è dal lato corretto della storia", ha ribadito Pedro Sanchez, nel constatare il "fallimento morale della comunità internazionale" rispetto al dramma di Gaza.