Estero

Scandalo fiscale travolge la vicepremier Rayner e scuote il governo Starmer

Dimissioni di Angela Rayner dopo accuse di frode fiscale. Starmer avvia un rimpasto per arginare la crisi politica.

5 settembre 2025
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Bufera sul primo ministro britannico Keir Starmer, in piena crisi di consensi dopo appena un anno dal ritorno del Labour al potere. Il governo perde infatti una delle sue pedine chiave, la vicepremier Angela Rayner, 45 anni, costretta a dimettersi in seguito a uno scandalo che destabilizza la compagine e il partito, a dispetto del tentativo del primo ministro di parare il colpo improvvisando un rimpasto radicale: sbandierato come un tentativo di ripartenza, ma che secondo oppositori e media rischia di rivelarsi una diversione destinata a evidenziare ancor di più le difficoltà, le contraddizioni e le debolezze attribuite alla leadership di sir Keir.

Rayner, figura popolare fra i militanti per la sua verve e l'origine di ragazza madre emersa dalla classe operaia di Manchester, è stata travolta da una vicenda tutto sommato minore, se paragonata agli standard di altri paesi. Ma grave nel contesto dei rigorosi codici di condotta e trasparenza in vigore almeno sulla carta nella politica d'oltre Manica. Uno scandalo segnato dall'acquisto di una casa al mare del valore pari a poco meno di un milione di franchi a Howe, nella benestante contea del Sussex, spacciata come prima residenza per incassare un indebito sconto fiscale di 40'000 sterline (oltre 43'000 franchi) sulla tassa di registro.

A suggellare la sorte di "Angela la rossa", ribattezzata così per il colore della chioma e la collocazione più progressista rispetto al moderato e paludato Starmer, è stato il verdetto dell'istruttoria interna sul caso affidata a sir Laurie Magnus, consigliere etico indipendente del primo ministro, al quale ella stessa si era infine deferita sull'onda delle rivelazioni sempre più imbarazzanti del quotidiano filoconservatore The Daily Telegraph e di altri giornali. Sir Laurie l'ha riconosciuta colpevole di aver violato il codice di comportamento ministeriale e all'interessata non è rimasto che gettare la spugna, rinunciando anche alla guida del ministero per l'edilizia e alla carica elettiva (parallela e separata) di viceleader del partito.

Nella lettera di commiato al "caro Keir", Rayner ha insistito a evocare "un errore" in buona fede, negando di aver voluto deliberatamente eludere parte delle tasse. Ma ha preso atto delle conclusioni dell'inchiesta secondo cui le consulenze legali dietro le quali si era fatta scudo non risultavano in realtà qualificate.

Tempo poche ore, e Starmer ha fatto quindi scattare un mega rimpasto. Promuovendo fra l'altro al suo posto come vicepremier (e ministro della giustizia), David Lammy, finora agli esteri; spostando dagli interni agli esteri Yvette Cooper; e rimpiazzando quest'ultima con Shabana Mahmood, già alla giustizia.

Una mezza rivoluzione che assomiglia però anche a una bocciatura per diversi ministri. Inclusi i due principali "promossi", sui dossier coordinati nel primo anno di governo: con Lammy che perde il controllo degli esteri sullo sfondo di crisi globali cruciali e di contestazioni dilaganti all'atteggiamento troppo conciliante imputato a lungo all'esecutivo verso Israele malgrado l'inferno di Gaza; e Cooper che lascia l'Home Office fra accuse di fallimento nella linea dura promessa contro l'immigrazione illegale.

Tra le poche conferme, si salva invece (per ora) la traballante cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves, criticatissima responsabile dell'economia, che con Cooper e Mahmood dà vita da oggi a un inedito trio di donne al vertice dei tre dicasteri tradizionalmente senior. Mentre appare intoccabile John Healey alla difesa, garante del sostegno militare all'Ucraina.

Giri di valzer che non impediscono a Nigel Farage di alzare la voce per capitalizzare la crisi a vantaggio del suo Reform UK (letteralmente riformare il Regno Unito, è un partito politico euroscettico, populista e sovranista), da mesi ampiamente primo nei sondaggi.

"Il Labour si sta dimostrando inadatto a governare", ha tuonato l'ex tribuno della Brexit dal palco del congresso di Reform UK, inaugurato giusto in queste ore a Birmingham (seconda città britannica più popolata dopo Londra, situata nell'Inghilterra centrale). "Noi siamo il partito in ascesa", ha detto spronando i suoi, martellando sul cavallo di battaglia della stretta sui migranti e profetizzando una nuova stagione di divisioni fra i laburisti, con la base di sinistra pronta a "vendicare" Rayner nella prossima elezione di un nuovo viceleader di partito affidata agli iscritti. Non senza accarezzare l'ipotesi di elezioni anticipate già "nel 2027".