Estero

Herzog dal Papa ma si parlerà anche di Gaza

3 settembre 2025
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Si sono visti la prima volta alla messa di intronizzazione il 18 maggio scorso. Una veloce stretta di mano, un saluto cortese nell'occasione solenne in cui un Papa appena eletto si presenta al mondo e avvia rapporti con gli altri leader religiosi e capi di Stato.

Domani invece saranno faccia a faccia in Vaticano per una più approfondita udienza privata, il presidente israeliano Isaac Herzog e papa Leone. Un colloquio che rientra nel giro d'orizzonte dei nuovi Papi ma che è stato caldeggiato da Israele in vista dell'approssimarsi del secondo anniversario dell'attentato terroristico del 7 Ottobre.

Un po' più oltre, il 25 ottobre, ricorrerà anche il 60esimo anniversario della Dichiarazione conciliare Nostra aetate, che ha messo fine all'ostilità tra le due fedi e cui il Vaticano e Israele stanno lavorando anche con iniziative congiunte.

Mentre la situazione a Gaza si fa ogni ora più drammatica, l'obiettivo di Herzog è comunque sensibilizzare quante più cancellerie possibili e in primis quella vaticana, su quanto subito in quel tragico giorno dagli israeliani e sugli ostaggi rapiti e in gran parte uccisi da Hamas.

Il conflitto in Medio Oriente è d'altronde una delle più grandi preoccupazioni di Leone assieme alla guerra in Ucraina e agli altri scenari di conflitto come dimostra il suo forte appello oggi all'udienza generale per il Sudan.

Proprio due sere fa, a cena con gli agostiniani, Prevost si è confidato con alcuni confratelli sulla situazione di Gaza parlando di vero e proprio "dramma". "Ne parlavamo l'altra sera - riferisce padre Alejandro Moral Anton, caro amico del Pontefice, - noi non diciamo chi abbia ragione e chi abbia torto, è un dramma per tutti e due i popoli, quello israeliano e quello palestinese, il Papa insisterà sulla pace".

Papa Leone, davanti al presidente Herzog cercherà di riportare l'attenzione proprio sulle sofferenze dei due popoli e nella tradizione diplomatica vaticana riproporrà la soluzione dei due popoli due stati. Uno schema che è stato mantenuto da tutti i papi recenti ma che si infrange sempre di più con la realtà sul terreno, come da tempo riconosce il Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa.

Al termine del faccia a faccia verrà diramato il consueto comunicato stampa ma sarà soprattutto il tempo dedicato all'udienza a misurare la portata del colloquio mentre già il Vaticano ha precisato che "è prassi della Santa Sede acconsentire a richieste di udienza rivolte al Pontefice da parte di capi di Stato e di governo, non è prassi rivolgere loro inviti".

E' probabile anche che il presidente Herzog reiteri l'invito al Papa a visitare Israele, un viaggio anche questo che sarebbe ormai prassi per un Pontefice, per gli ovvi motivi per cui Gerusalemme è la città santa delle tre fedi, (ebraismo, cristianesimo e Islam), oltre che il luogo natìo di Gesù.

Ma si tratta in questa fase storica più che altro di una formalità. Le circostanze di guerra escludono una visita come quella di un Pontefice e anche Leone non vuole forzare la mano. Non solo non ci sono le condizioni per andare a Gaza né tantomeno in Cisgiordania, ma addirittura un suo ingresso a gamba tesa nel composito scenario, oltre che non essere nelle corde di Prevost, rischierebbe di complicare la situazione dei palestinesi e, tra loro, dei cristiani, invece che migliorarla.

Più facile che nell'immediato Leone ottenga qualche garanzia per la comunità cristiana sia di Gaza (dove sono sfollati anche tanti musulmani), sia della West Bank, fatta oggetto, anche nel recente passato, di attacchi da parte dei coloni.

Sullo sfondo, c'è anche il grande progetto di Leone, la celebrazione di "Gerusalemme Gesù 2033" per i 2000 anni dalla risurrezione di Cristo, con Gerusalemme al centro come città che bilanci anche le sfide sul primato (e le rivalità) tra Roma, Istanbul (Costantinopoli ) e Mosca.