Estero

Il Belgio riconosce la Palestina, tensioni con Israele

La decisione del Belgio segue l'annuncio della Francia e provoca reazioni nel governo israeliano

2 settembre 2025
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A luglio, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia riconoscerà uno Stato palestinese durante la riunione delle Nazioni Unite di settembre a New York. Dopo, diversi altri Paesi occidentali (tra cui Canada e Gran Bretagna) hanno deciso di unirsi all'iniziativa, ultimo in ordine di tempo il Belgio.

Il ministro degli Esteri Maxime Prevot lo ha reso noto spiegando che la decisione è stata presa "alla luce della tragedia umanitaria" che si sta verificando a Gaza: "Abbiamo dovuto prendere un provvedimento forte per aumentare la pressione sul governo israeliano e sui terroristi di Hamas", ha detto. Dal governo di Gerusalemme non è arrivata alcuna risposta ufficiale. Solo il ministro di ultradestra Itamar Ben Gvir ha preso la parola per avvertire i Paesi europei:

"Si abbandonano all'ingenuità e si arrendono alle manipolazioni di Hamas e finiranno per sperimentare il terrore in prima persona. Qui in Israele, c'era chi credeva a tali illusioni, il risultato sono stati stupri, omicidi e massacri. Invece di premiare il terrore, il mondo libero deve unirsi contro di esso", ha affermato. Nei fatti, il primo ministro Benyamin Netanyahu intende reagire convocando per giovedì una riunione ristretta per discutere le implicazioni di sicurezza legate al riconoscimento di uno Stato palestinese e l'applicazione della sovranità israeliana a "Giudea, Samaria e Valle del Giordano", cioè la Cisgiordania.

Al forum dovrebbero prendere parte i ministri della Difesa Israel Katz, degli Esteri Gideon Sa'ar, delle Finanze Bezalel Smotrich, della Giustizia Yariv Levin e della Sicurezza nazionale Ben Gvir, oltre a rappresentanti dell'esercito. La mossa è una risposta già ampiamente annunciata: il 23 luglio la Knesset ha votato a favore di una dichiarazione non vincolante che invita il governo ad applicare la sovranità israeliana alla West Bank. Una dichiarazione che non ha alcun valore legale o legislativo ma rappresenta un segnale politico sul futuro dei territori che compongono la Cisgiordania.

Intanto, contrariamente alle speranze di diversi rappresentanti del governo (specie i ministri-coloni Ben Gvir e Smotrich) il piano già spiegato dal ministro Ron Dermer al segretario di Stato Usa Marco Rubio prevede solo una sovranità parziale, limitata alla Valle del Giordano. La posizione di Netanyahu infatti contrasta con l'approccio più radicale dei messianici che vorrebbero annettere "tutta la Terra d'Israele, patria storica, culturale e spirituale del popolo ebraico".

Nel frattempo Channel 12 ha preso visione di una lettera inviata dal vicepresidente palestinese Hussein al-Sheikh a Rubio in cui gli chiede di riconsiderare la decisione di impedire al presidente Abu Mazen di partecipare all'Assemblea dell'Onu. Ma, almeno per adesso, non sembra che l'amministrazione Trump abbia intenzione di cambiare idea e la leadership palestinese non potrà partecipare alla cruciale (simbolicamente) dichiarazione dello Stato. In Cisgiordania intanto resta alta la tensione.

Martedì è stato arrestato il sindaco di Hebron Tayseer Abu Sneina, accusato di sostegno a Hamas e alla Jihad islamica palestinese. Abu Sneineh fu condannato all'ergastolo nel 1980 per aver ucciso insieme con una cellula terroristica sei studenti ebrei ortodossi, tra cui due cittadini americani e un canadese, alla Grotta dei Patriarchi di Hebron. Fu rilasciato in uno scambio di prigionieri nel 1983. L'Idf da due giorni impone il coprifuoco nella città millenaria, con tutti gli ingressi e le uscite dell'area bloccati.